Dopo la presentazione del nuovo piano
quinquennale molti studiosi avvertono: "Spostare fondi
verso le campagne può innescare altra corruzione".
Pechino (AsiaNews/Scmp) - Il governo cinese
ha deciso di colmare il divario crescente fra lo sviluppo
delle aree urbane e rurali del Paese con una serie di investimenti
in campo agricolo, previsti nel nuovo piano quinquennale.
Dal progetto è tuttavia assente ogni provvedimento
che pianifichi le politiche territoriali vigenti , nonostante
le dispute che nascono da questo problema, considerato la
principale fonte di malcontento e di scontri violenti nelle
aree rurali nel corso degli ultimi anni.Un nuovo movimento
- chiamato "Il nuovo socialismo delle campagne"
- sarà il centro dello sviluppo rurale durante l'11°
Piano economico cinese. Uno slogan simile - "Costruire
campagne socialiste" - era apparso nei primi anni '50,
ma fu abolito in seguito perchè "parte di una
propaganda tesa alla costruzione di una società utopica".
La nuova scelta guarda invece all'esperienza
sudcoreana di 30 anni fa: Pechino spera infatti che il nuovo
movimento venga paragonato al Saemaul Undon - "Nuovo
movimento del Villaggio" - lanciato nei primi anni
'70 dall'allora presidente della Corea del Sud Park Chung-hee.
Il Saemaul venne lanciato per contrastare
la crescita del disavanzo fra le 2 realtà e fermare
l'esodo dei contadini verso la città. Seoul decise
di investire in infrastrutture agricole e migliorare il
sistema stradale, costruì ponti, sviluppò
le forniture d'acqua e ridistribuì i terreni fertili.
Vengono costruiti magazzini, centri, piccole fattorie e
comunità. I provvedimenti governativi, applicati
con onestà e rapidità, migliorano in poco
tempo la situazione ed arrivano a pareggiare la qualità
della vita fra città e campagna.
Zheng Lixin, direttore del Centro per le
ricerche politiche della Commissione centrale, ha viaggiato
nelle zone sudcoreane interessate dallo sviluppo agricolo
mentre veniva scritta la nuova direzione dell'economia nazionale
cinese. Zheng si è detto "impressionato"
del modo in cui Seoul sia riuscita a mantenere il tasso
proporzionale fra il benessere urbano e quello rurale fra
1 a 0.8 e 1 a 0.9. Il rapporto fra le due realtà
in Cina, aggiunge, si muove invece su un pericoloso livello
di 3.3 a 1.
Feng Yulin, ex direttore del Centro per
la cooperazione economica del ministero dell'Economia, presenta
una visione del problema più radicale: inserendo
le spese per i servizi pubblici, il vero disavanzo si muove
fra i 60 a 1 e gli 84 a 1. Con una mossa oramai tipica per
la Cina, i residenti urbani hanno beneficiato degli investimenti
governativi in campi come infrastrutture, servizi e scolarizzazione,
mentre i rurali sono stai lasciati soli. Zheng sostiene
che fino ad ora la soluzione al problema prevista da Pechino
era quella di spingere i rurali ad aumentare le spese nel
mercato interno, facendo così girare di più
l'economia domestica. La mossa non ha portato ad alcun beneficio.
Secondo i media statali, la visione di Pechino
di un "nuovo socialismo delle campagne" si compone
di 5 fattori: crescita della produzione; affluenza di capitali;
civilizzazione rurale; sviluppo ecologico e democrazia nella
gestione degli affari locali. In effetti, si sono visti
molti sforzi tesi ad incanalare nelle campagne un buon numero
di fondi statali, ma la mossa - che rappresenta un cambiamento
di rotta nei confronti della tradizionale economia marxista,
che predica il sacrificio delle campagne in favore dello
sviluppo urbano - provoca forti dubbi.
Il principale, espresso da molti studiosi,
riguarda il modo in cui i governi locali risponderanno alla
decisione. Li Jinkui, professore dell'Istituto per lo sviluppo
di Shenzhen (affiliato al Consiglio di Stato), teme che
la novità possa divenire un "banchetto per i
corrotti e gli industriali". "Alcune persone -
commenta - si emozionano solo sentendo parlare di 'costruire'.
Scommetto che molti sono emozionati proprio ora".
In ogni caso, la situazione attuale
degli agricoltori non cambia. Nonostante le proteste contro
la requisizione delle loro terre - confiscate dal governo
in nome dello sviluppo - ed il mancato risarcimento delle
stesse, non vengono presi in considerazione nell'ultima
"grande visione" che vuole costruire una "campagna
più ricca".