di Filippo Facci
Mentre l'occidente guarda all'iniezione letale di un condannato
a morte di San Quintino, in Cina è un giorno come
un altro: e attorno a lager e a tribunali stanno circolando
dei furgoncini modificati (di marca italiana, siamo riusciti
a esportare qualcosa in Cina) che si chiamano Camere mobili
di esecuzione e che raggiungono il luogo delle condanne
a morte pochi minuti dopo la sentenza; il malcapitato viene
legato con delle cinghie a un lettino di metallo mentre
un monitor,
posto accanto al posto di guida, controlla che gli aghi
letali sortiscano effetto; gli organi saranno espiantati
per essere venduti o utilizzati per cosmesi. Mentre l'occidente
guarda all'iniezione letale di un condannato a morte di
San Quintino, condanna che non ci piace, condanna che riguarda
un signore che ha confessato di aver stuprato e massacrato
una vittima a colpi di martello, in Cina è un anno
come un altro: e tra 15mila condanne a morte annue (15mila)
spiccheranno quelle per dissidenti,
religiosi o comunque colpevoli di ben 68 reati tra i quali
contrabbando, traffico d'arte e uccisione di panda. Mentre
centinaia di difensori dei diritti civili assediano San
Quintino, e noi con loro, la suola delle scarpe di parte
di essi è statisticamente fabbricata in un lager
cinese dove milioni di uomini, imprigionati senza processo,
alimentano un'economia in parte fondata sullo schiavismo.