Le stazioni sono come cattedrali nel deserto
Quel treno diventato regno dei teppisti


Nato per i pellegrini del Giubileo, è devastato di scritte e pieno di extracomunitari che ci si stendono a dormire

ROMA – Quel trenino che corre lungo la fascia nord della capitale cominciò a sferragliare all’epoca del Giubileo. Era stato concepito come un mezzo necessario a trasferire migliaia di pellegrini fino alla stazione San Pietro. Col tempo è diventato il regno di teppisti che l’hanno devastato di scritte ed extracomunitari che ci si stendono a dormire. Lo conosco per esperienza: lo prendo spesso. Quasi impossibile mettersi a sedere, i sedili sono sporchi, maleodoranti, e c’è sempre qualcuno che viaggia piazzandoci sopra i piedi. L’altra sera un ucraino stava seduto con tutte e due le scarpe sul sedile di fronte. A un certo punto ha acceso una sigaretta fra lo sbalordimento generale. Una signora si è ribellata e lui le ha riso in faccia, continuando tranquillamente a fumare. Addirittura qualche giorno fa un tizio si è messo a tirare coca davanti a tutti i viaggiatori e una signora si è sentita male. Non passa mai un controllore e la maggior parte dei passeggeri viaggia senza timbrare il biglietto.

CATTEDRALI NEL DESERTO - «Ho paura – diceva una ragazza l’altra sera vedendo circolare sulle carrozze dei ceffi poco raccomandabili -. Ho paura sul treno, ma soprattutto quando la sera scendo alla stazione». In effetti, le stazioni sono come cattedrali nel deserto. Quella della Storta, dove è stata aggredita la studentessa del Lesotho, quando calano le prime ombre della sera fa spavento, sembra di scendere in un mondo solitario e sconosciuto dove può accadere di tutto. È una stazione inutilmente mastodontica, costruita come se avesse dovuto accogliere migliaia di viaggiatori e non i pendolari di una zona di periferia. Il risultato è uno spazio faraonico dove chi ci arriva per la prima volta, come è capitato alla povera ragazza violentata, non sa nemmeno dove andare.

I BAR MAI APERTI - La stazione della Storta, come quasi tutte le altre stazioni del trenino, ha subìto aggressioni vandaliche. I danni sono ben visibili. Enormi orologi che pendevano dalle pensiline sono stati distrutti, gli estintori divelti, perfino la pavimentazione perde mattonelle, e quando piove grondano infiltrazioni d’acqua. Ma l’aspetto più inquietante è la solitudine e il senso di paura che ne deriva. In alcune stazioni è stato inizialmente ricavato un locale destinato a diventare un bar, cosa che avrebbe potuto rendere meno spaventoso l’arrivo dei passeggeri. Ma a causa di chissà quali beghe, di lotte sotterranee per l’assegnazione delle licenze, i bar non sono mai stati aperti. E i locali che dovevano accoglierli sono in pieno degrado, in alcuni casi hanno le vetrine sfondate.