Aveva ragione il Procuratore Generale della Cassazione Delli Priscoli a distanza di 24 ore dall’avvio del provvedimento disciplinare del 27 novembre per il GIP Clementina Forleo a riformulare i contenuti delle “abnormità” di cui si sarebbe reso responsabile Luigi De Magistris.
Il PM di Catanzaro è indubbiamente un soggetto a cui va dedicata maggiore attenzione rispetto alla collega di Milano.
La sua inchiesta stava imboccando la strada della presidenza del Consiglio mettendo nel mazzo P2isti plurindagati tipo Bisignani e già strettissimi collaboratori del presidente del Consiglio Prodi come Bosi, funzionario, il primo, dell’Unione Europea e assistente, il secondo, del professor Nomisma, alla Segreteria Generale dell’Euro Commercio, per arrivare al terminale della Loggia di San Marino.
Oggetto dell’indagine un “presunto” Comitato d’Affari operante tra la Repubblica del Monte Titano e Bruxelles destinato ad uscire di scena, indenne, con l’avocazione a Gianni De Magistris di “Why Not” da parte del Procuratore di Catanzaro e l’apertura di un procedimento disciplinare nei suoi confronti davanti alla Commissione Giudicante del CSM dove i “laici”, insomma i rappresentanti della Casta e dei Palazzi del Potere come Letizia Vacca si sono dati già un gran daffare per nel dipingere a pennellate al vetriolo, e con evidenti intenti di “mirata delegittimazione” Clementina Forleo.
Nelle carte di De Magistris si parlava di associazione a delinquere, truffa aggravata ai danno della UE e violazione della legge sullo Società Segrete. Dopo una prima raffica di provvedimenti giudiziari che colpirà anche il segretario nazionale dell’UDC Cesa erano finiti nella rete degli inquirenti altri 22 indagati tutti accusati a vario titolo per reati che vanno dalla truffa al finanziamento illecito ai Partiti.
Gli iscritti nel registro degli indagati saranno Nicola Adamo del PD, Vicepresidente della Giunta Regionale, Domenico Galati collaboratore del senatore di Forza Italia Pittelli, Piero Scalpellini, imprenditore, collaboratore di Prodi, padre di Alessandro portaborse del presidente del Consiglio, Paolo Poletti, generale della GdF e vice capo di Stato Maggiore, Brunella Bruno del CESIS, l’organo di Coordinamento dei Servizi di Informazione, Valerio Carducci in rapporti con Antonio Saladino della Compagnia delle Opere, Francesco Luzzo ragioniere, Mario Pirillo, Massimo Stellato, già ufficiale della GdF e Capocentro del Sismi a Padova, il fratello Mario Stellato, Gerardo Carnevale, Vincenzo Acri, Armando Zuliani e Francesco Indiedri.
Tutti personaggi, vario titolo, al caldo nei palazzi della Casta, degli affari, delle organizzazioni di beneficienza e delle associazioni industriali. Insomma dove gira una montagna di danaro e dove lo si accumula a cataste.
Al PM di Catanzaro, il ministro Mastella, i suoi ispettori del ministero e il procuratore della repubblica di Catanzaro non daranno il tempo di inoltrare alla Camera dei deputati la richiesta per l’acquisizione del traffico telefonico del presidente del Consiglio in carica con le telefonate effettuate dal numero di cellulare 320 740044 riferimento SIM 8939880321 (…) dal 21 Aprile 2006 data in cui viene eletto alla Camera dei Deputati per la XV° Legislatura.
Dall’ Ottobre 2004 risulterà attivato su questa utenza un traffico di 36.000 tra chiamate e risposte per tempi di conversazione in arrivo e in partenza non quantificati ma certo ingenti.
E’ quello che scrive e documenta il consulente “esterno” Gioacchino Genchi nella sua relazione a pagina 23 dove risultano acquisiti e documentati i contatti di Prodi con Bonferroni, Antonio Saladino, Francesco De Grano, Piero Scarpellini e Sandro Gozi ed altri interlocutori.
L’esperto in trasmissioni e computer si concentrerà in particolare sull’intensa attività telefonica di Prodi con l’ex sottosegretario UDC alle Attività Produttive, nel Governo Berlusconi, Francesco Bonferroni, oggi alto funzionario di Finmeccanica, considerato l’uomo cerniera del comitato lobbista con le Banche.
Anche se il Presidente del Consiglio non replicherà alle “fughe di notizie” e Sircana non avrà nulla da dichiarare ai giornali, la consulenza di Ghenchi parla chiarissimo: quel numero è del Professore di Bologna.
Siamo andati a ripescare fatti lontani, ormai dimenticati risalenti al 24 febbraio del 2001.
E’ la data di archiviazione (allora nello “Stato di Diritto” di quegli anni non si era ancora arrivati alle sfrontatezze dell’invio degli ispettori e ai vergognosi “conflitti di interesse del boss di Ceppaloni”) della maxi-inchiesta sulle logge massoniche avviata dall’allora procuratore di Palmi Agostino Cordova approdata a Roma e atta sparire dalla cronaca giudiziaria ad opera del GIP Augusta Tannini che allora dichiarò il “non luogo a procedere nell’azione penale per 64 indagati ritenuti appartenenti alla Massoneria di Palazzo Giustiniani”.
Anche allora un magistrato in sintonia con i PM di Roma che ereditarono i voluminosi fascicoli, ci viene a mente a questo punto il rilievo a De Magistris di aver raccolto una documentazione “abnorme”, puntarono il dito contro il collega Agostino Cordova che ricordiamo con i capelli a spazzola, una faccia da mastino e i denti anneriti dal fumo dei sigari che teneva immancabilmente stretti tra le labbra.
La Procura di Palmi è a un tiro di scoppio da quella di Catanzaro.
Una città della Calabria assassinata, al pari di Cosenza e Reggio Calabria dalla ‘ndrangheta e dalla criminalità dei colletti bianchi di tutti i poteri infralegali che sono Stato nello Stato.
Le analogie con l’inchiesta “ Why Not” cominciano a questo punto a prendere spessore.
Dall’inchiesta di Cordova uscirono 800 faldoni e centinaia di scatoloni di materiale sequestrato.
Il GIP Agusta Tannini avanzò dubbi di legittimità sull’operato di Cordova che fini per essere trasferito dal CSM alla Procura di Napoli e successivamente rimosso dall’Ordine Giudiziario.
Secondo il giudice della Procura della Repubblica di Roma l’acquisizione di una anche quella volta “abnorme” di documenti non servirà ad acquisire elementi certi di reato per gli indagati di appartenenza ad associazione segreta.
Sara bene a questo punto scrivere cosa sostenne nell’ordinanza il GIP Augusta Giannini accogliendo la richiesta di archiviazione sollecitata dai PM di Roma Lina Cusano e Nello Rossi dopo aver negato valore di prova a documentazione bancaria, ad elenchi a intercettazioni telefoniche e ad altri documenti di prova raccolti nel corso di decine di perquisizioni disposte da Cordova sull’intero territorio nazionale.
Cos’è cambiato dal 2001 ad oggi?
Tutto, in peggio.
La delinquenza di allora era uno scherzo.
Il Presidente della Regione Loiero era e resta un “Uomo delle Istituzioni” di importanza decisiva per Palazzo Chigi.
Il Partito Democratico nasce da una costola della Calabria assassinata da una criminalità ad ampio spettro che opera, e si nasconde, sul territorio, invasiva, nei Palazzi del Potere Regionale, Provinciale e Comunale.
Il PM di Catanzaro aveva accumulato tabulati, una montagna di tabulati telefonici come Cordova metteva ordinatamente in fila negli scaffali centinaia di faldoni.
A quanto ne sappiamo il Procuratore Generale della Cassazione Delli Priscoli ha contestato a Luigi De Magistris anche questa “abnormità”.
La storia dell’ “uscita dal consentito” ha lavorato alla grande contro la Forleo e De Magistris, come nel 2001 mise con il culo per terra Agostino Cordova mandando all’aria la sua colossale e mirata inchiesta contro la Massoneria.
Politica, Affari, Squadre e Compassi, dunque, ieri ed oggi.
C’è ancora molto da raccontare.
A partire dai proprietari del telefonino entrato successivamente nella disponibilità del presidente del Consiglio.
Ma questa è un altra storia.