Maurizio Blondet
www.effedieffe.com
31/03/2007

Sarà bene ripetere quello che ha scoperto l'Eurispes, perché la notizia è apparsa sui giornali e poi subito scomparsa (turberebbe il governo Prodi): i salari italiani sono i più bassi d'Europa.
Il salario netto del lavoratore dipendente italiano senza carichi familiari è di 16.242 euro l'anno.
Quello di un greco, 16.720.
Lo spagnolo: 17.412, praticamente uno stipendio mensile in più rispetto all'italiano. E nonostante il costo della vita sia minore.
Un francese: 19.731.
Un irlandese: 21.112 euro l'anno.
Un tedesco: 21.235 euro annui, ossia 4.515 euro più che un pari grado italiano.
E lasciamo perdere l'inglese, coi suoi 28.000 euro: dopotutto, in Gran Bretagna il costo della vita è alto.
Paragoniamoci coi belgi, che non sono gran lavoratori né hanno governi efficientissimi: loro prendono 19.729 euro annui, pur sempre tremila più di noi.
Le cifre del nostro sfruttamento sono così vergognose che Repubblica, per non disturbare il governo Visco, dà i salari «lordi»: sicchè dalla sua tabella servile risulta che l'italiano prende 22.053. Sorvolando su cosa significhi «lordo» in Italia: tra esazione fiscale-Visco, cuneo fiscale, contributi INPS e vari, ci portano via il 52%.
Oltre a ciò, paghiamo le tariffe più alte d'Europa: luce, acqua, gas, telefoni, autostrade, assicurazioni…
E nessun «grande» giornale che abbia dato il merito di questo furto a chi spetta: ai sindacati.
I sindacati non hanno lottato per salari alti, per non disturbare il governo, e perché sono collusi con Confindustria.
Montezemolo non deve essere turbato.
E' questo che significa essere «di sinistra» in Italia: affamare i lavoratori a vantaggio dei padroni. Finchè governava (male) Berlusconi, RAI3, Fassino, Repubblica, l'Unità, e soprattutto i sindacati, ci raccontavano come le famiglie italiane cominciassero a non fare più la spesa dalla terza settimana.
Ora, con Visco sul collo a succhiare il sangue, arriviamo tutti alla fine del mese.
«Compagni, la vita diventa ogni giorno più facile e felice», come diceva Stalin nel 1937, al tempo della grande carestia sovietica, con 6 milioni di morti per fame.
E' l'esempio luminoso dell'operato di quelle che si devono chiamare «le burocrazie inadempienti».
I sindacati hanno come scopo sociale di difendere i salari e i diritti del lavoro.
Per questo, estraggono dalle buste paga, e persino dalle pensioni, un tassa: da cui ricavano, in vecchie lire, 1.800 miliardi l'anno.
C'era stato un referendum che aveva bocciato questa esazione, a schiacciante maggioranza: ma è stato aggirato con trucchi; come sempre contro la volontà del popolo ex-sovrano.
I sindacati prendono i soldi per difenderci, e poi fanno il bene di Confindustria, Montezemolo e Padoa-Schioppa.
E' o no un tradimento?
Qualcuno ha mangiato alla grande, sulle miserie della classe lavoratrice sfruttata.
Ha rubato la mercede agli operai, che è un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio, diceva la Chiesa di una volta.
Ma non siamo più cattolici, ora vogliamo i DICO.
Questo, oggi, è il nostro problema urgente: i DICO.
Un tema di altissimo valore politico-sociale, su cui mobilitare le masse; mica come i salari da fame, per i quali milioni di italiani, che pur lavorano, sopravvivono con un sussidio da disoccupazione.
Mi domando se ciò, alla fin fine, non configuri una dittatura degli omosessuali sulle masse lavoratrici: sono le loro «esigenze» ad essere imposte, non quelle dei milioni che lavorano. E che hanno famiglia: ma, ahimè, eterosessuale, dunque «superata», e non degna di tutela.
Anche a spese di questi lavoratori, i più poveri d'Europa, Visco ha raggranellato il «tesoretto», che lui chiama, chissà perché, il «bonus fiscale».
Negli altri Paesi, «bonus fiscale» significa una restituzione ai contribuenti; solo fra noi italioti significa il contrario, un inasprimento delle tasse.
Ed ora tutti i ministri della «sinistra» (cosiddetta) si avventano su quell'insperato tesoro per spenderlo.
Ciò significa una sola cosa: che l'inasprimento, anziché diminuire negli anni futuri, resterà, e anzi aumenterà.
Il perché è noto: più le burocrazie pubbliche inadempienti risucchiano denaro tributario, e più spendono, e più i loro deficit aumentano.
A coloro che i soldi dallo Stato li prendono, prenderne non basta mai; e mettono alla frusta coloro che i soldi allo Stato li danno.
Una delle poche idee giuste del liberismo anglosassone è il concetto che bisogna «affamare la bestia»: che la riduzione dei deficit passa non per l'aumento della tasse, ma per la sua riduzione, lesinando il denaro alle burocrazie.
Qui da noi è peggio: anche Confindustria ha messo gli occhi sul «tesoretto».
Gli industriali meno efficienti del mondo, che sfruttano i lavoratori meno pagati d'Europa per pagarsi Mercedes, panfili e seratine alla coca con transex, che stabiliscono sedi fiscali a Lussemburgo, vogliono la loro parte del sangue che Visco ci ha succhiato.
Con i sindacati che abbiamo, l'avranno.
E con le «sinistre» che abbiamo, saranno ascoltati.
Continuo a spulciare Repubblica.
Pagine di economia.
Titolo: «Telefonini, intesa COOP-Telecom, nasce il primo operatore virtuale».
Notizia da mettere insieme all'altra: Vodafone che aumenta surrettiziamente i costi telefonici, per recuperare la perdita dovuta alla cancellazione dell'indebita tassa da 5 euro su ogni ricarica.
Qui, sappiamo chi dobbiamo ringraziare: il ministro Bersani.
E' lui il ministro delle COOP, messo lì per l'arricchimento delle COOP cosiddette «rosse».
Che sono il più grande evasore fiscale d'Italia.
Tutte le cosiddette «liberalizzazioni» di Bersani sono finite lì, nel favorire le sue COOP, il motore finanziario del partito.
Un partito che un tempo era popolare, che ha perso il popolo (come la Chiesa) ma se ne infischia, perché ha trovato i cespiti: l'esenzione (per le sue COOP) e l'esazione più feroce (grazie a Visco).
Anche se sono sempre in meno a votare DS, chi se ne frega?
Hanno i soldi.
Hanno la mammella pubblica.
Hanno le COOP e le banche, e Telecom al loro servizio.
Un'altra notizia è annunciata con esultanza da 24 Ore.
Adesso, dice, potremo pagare le bollette e persino il mutuo ai supermercati.
Lo ha intimato l'Unione Europea.
Non siete contenti?
Brindate con noi!
Mica ci spiegano perché dovremmo esultare, noi.
Non ci pare un grande vantaggio, la possibilità di pagare le bollette alla COOP.
Dopotutto, persino le nostre banche italiote, truffatrici e al servizio di se stesse, ci pagano le bollette direttamente.
Quanto a pagare il mutuo alle casse dell'Auchan e di Esselunga, c'è da fidarsi?
E perché, poi, questa innovazione non richiesta dal pubblico?
Semplice.
La Commissione Europea ha reso un altro servizio alla potente lobby della grande distribuzione. Quella che desertifica la società e fa chiudere miriadi di negozietti.
Quella che «la sinistra» favorisce con tutti i mezzi palesi ed occulti.
Quella di cui Bersani è il protettore italiota.
La «libertà» di pagare il mutuo alla COOP è un po' come i DICO: come i DICO esprimono non un'esigenza sentita diffusamente, ma le voglie di una lobby potente; così questa innovazione dei miei stivali esprime l'esigenza di una lobby, avida di accaparrarsi anche le briciole della liquidità di un popolo che fa fatica ad arrivare alla fine del mese.
E' la stessa UE che ha censurato la Polonia per aver bocciato una legge abortista.
Ora sappiamo in cosa consiste l'introvabile «identità europea».
Non nelle radici cristiane.
Non in Dostojevsky, in Kant e in Bach.
Consiste nell'aborto legale: questo ci identifica come «europei».
E' la stessa Unione Europea che ha lanciato due grandi progetti tecnologici, l'Airbus e il «Galileo» (ricordate, il sistema alternativo al GPS USA), che dovevano inaugurare una nuova epoca per la ricerca-sviluppo e dare lavoro a migliaia di ingegneri e scienziati; e che li sta facendo fallire per plateale incompetenza.
A che serve allora?
Ad eseguire gli ordini delle lobby.
Lì sì, è efficientissima.
E' l'organo istituzionale della Massoneria.
E' un'altra, la più grande, delle burocrazie inadempienti.