Autore: Eugenio Benetazzo
Tratto dal tour itinerante di BLEKGEK www.eugeniobenetazzo.com/tour.html
Siete tutti presi dalla preoccupazione dovuta al rialzo
dei tassi di interesse e del possibile inasprimento del
conflitto militare tra Israele e il Libano, ma nel nostro
imminente futuro qualcosa di più nefasto ed apocalittico
aspetta il genere umano con il suo benessere e certezze
costruite.
E su cosa è costruito questo benessere e queste ceretezze
? Su quello straordinario fluido nero che abbiamo chiamato
petrolio che ha consentito alla civilità umana di
prosperare ed evolversi con una fenomenologia sorprendente
senza precedenti storici.
Pochi sono a conoscenza del fatto che tra il 2001 ed il
2004 si è con molta probabilità raggiunto
quello che i geofisici chiamano il picco di produzione mondiale
del petrolio. Con questo termine si individua un momento
storico della civiltà umana al quanto buio e drammatico:
per la prima volta dopo circa un secolo dalla nascita dell'era
petrolifera, la quantità estratta ed offerta dai
paesi OPEC e NON-OPEC non è più in grado di
soddisfare la domanda complessiva dei paesi industrializzati,
creando un deficit giornaliero di circa 2/3 milioni di barili
al giorno (destinati a crescere esponenzialmente anno dopo
anno).
La presenza di questo deficit quotidiano di qualche milione
di barili lo paghiamo già da alcuni anni con il lento
e progressivo rialzo del greggio che nei prossimi trimestri
è destinato a varcare la soglia dei 90 USD: scordatevi
di rivedere in futuro il petrolio sotto i 50 USD. A compromettere
ulteriormente lo scenario mondiale ci hanno pensato anche
Cina ed India, che svegliati da un lungo letargo ancestrale,
hanno completamente modificato il fabbisogno di approvigionamento
mondiale di greggio.
Attenzione, evitiamo di fare confusione: il petrolio non
sta terminando dal punto di vista quantitativo, si sta semplicemente
esaurendo nella sua migliore consistenza qualitativa. Quello
che infatti viene volgarmente chiamato petrolio, e che estrattivamente
parlando viene indicato con il termine LCO (light crude
oil), indentifica una convenzionale qualità di greggio
priva di zolfo e molto fluida: tali caratterisitiche lo
rendono pertanto molto facile da estrarre e raffinare. Questo
tipo di greggio costituisce solitamente il 35/40 % di ogni
giacimento: il restante è composto da petrolio pesante
(ricco di zolfo), bitumi e sabbie oleose (oli sands). Si
sta esaurendo il greggio leggero, quello che 140 raffinerie
su 150 in tutto il mondo sono in grado di poter raffinare.
Questo tipo di greggio è quello tra l'altro più
redditizio industrialmente parlando, mentre il rimanente
è addirittura antieconomico, il che significa che
si spenderrebbe più denaro ad estrarlo e raffinarlo
di quanto se ne potrebbe ottenere dal suo usuale sfruttamento.
La maggior parte di noi è abituata a pensare che
una carenza di greggio sui mercati comporti, per esempio,
un minore ricorso all'utilizzo dei mezzi automobilistici,
un pò quello che avvenne durante le due crisi petrolifere
del 73 e del 79. Peccato però che quei due momenti
di contrazione dell'offerta petrolifera avevano natura politica
e non strutturale come oggi.
Dobbiamo immaginare il sistema economico mondiale come un
organismo umano:
per il primo, il petrolio è come l'acqua per il secondo,
perciò di importanza vitale. Un essere umano è
composto per circa il 70 % di acqua, quindi circa 50 litri
su una corporatura media di 70 kg. Per soccombere non è
necessario perdere tutti i 50 litri di acqua, ma è
sufficiente una mancanza del 5 %, quindi poco meno di 3
litri, per far collassare e morire l'organismo in seguito
a disidratazione.
Il sistema economico mondiale è analogamente uguale:
per collassare su stesso è sufficiente che venga
a mancare appena un 5 % della sua linfa vitale: il petrolio.
Preparatevi perciò a LATOC ovvero alla Life After
The Oil Crash, un impensabile ridimensionamento e trasformazione
della vita umana per come siamo abituati a concepirla.
L'utilizzo dei mezzi automobilistici per trasportare merci
e persone è in realtà un problema secondario
in quanto la prima area di attività umana profondamente
modificata sarà l'attività agroindustriale.
La produttività e fertilità dei terreni agricoli
è cresciuta in ¾ di secolo al tasso medio
del 5 % all'anno proprio grazie al fenomenale contributo
della petrolchimica. Fertilizzanti, pesticidi, pompe di
irrigazione ed ogni sorta di attrezzatura agricola hanno
consentito di ottenere raccolti quantitativamente abbondanti
ed impensabili rispetto ai cicli naturali imposti dalla
natura, raccolti che hanno permesso di sostenere il tenore
alimentare degli allevamenti intensivi e poter quindi disporre
e consumare generi alimentari di derivazione animale un
tempo impensabili.
Pensate solamente ai consumi di carne di 50 anni fa e rapportateli
a quelli odierni (tralasciando l'aspetto qualitativo). Pensate
a quanti generi alimentari raffinati e preconfezionati vengono
resi disponibili sottocasa
grazie ai processi di surgelazione e di trasporto dai lontani
luoghi di confezionamento.
Questa è la vera essenza del traumatico mutamento
epocale che ci attende: l'insostenibilità dell'attuale
sistema alimentare, e non parlo di chi è abituato
a vivere con un dollaro al giorno ed uno pseudo pasto caldo
alla settimana, ma della totalità dei paesi occidentali
industrializzati, che hanno potuto prosperare
proprio in virtù di una straordinaria abbondanza,
ricchezza e varietà alimentare, mai vista nei secoli
precedenti.
Chi pensa di poter muovere un trattore John Deere da 900
CV o una mietitrebbia New Holland del peso di oltre 15 tonnellate
con i pannelli fotovoltaici sul tetto della cabina del conducente
è un povero illuso.
Illuso proprio come chi ritiene che le fonti di energia
alternativa (in realtà pienamente dipendenti nello
sviluppo proprio dallo stesso greggio) possano consentire
di mantenere il nostro attuale status evolutivo, in cui
il 2 % della popolazione mondiale sostiene dal punto di
vista alimentare il restante 98 %.
Mi fanno sorridere ancor di più le fantomatiche
risorse del futuro, come l'idrogeno o il bioetanolo, spacciate
come la salvezza del genere umano. Non possono essere implementate
come strategie sostitutive senza la presenza abbondante
ed a buon mercato del greggio. Per ottenere 3.000 litri
di etanolo ne dovete spendere 7.000 per arare, seminare,
irrigare, raccogliere e trasportare il raccolto ottenuto.
Stesso dicasi per l'idrogeno, in realtà un vettore
di energia e non una fonte di energia: per ottenere 1KWh
di energia dalla combustione dell'idrogeno ne devo consumare
1,5 KWh per produrre quello stesso quantitativo di l'idrogeno
che bruciando mi eroga 1KWh.
Per circa 75 anni un'abbondanza smisurata ed irripetibile
di greggio convenzionale disponibile a costi irrisori ha
consentito al genere umano di esplodere demograficamente
attraverso uno slancio evolutivo senza precedenti storici
che ha permesso il raggiungimento di elevati standard di
vita: ma quest'epoca sta per finire. Quest'epoca è
ormai giunta al suo naturale declino. Già entro i
prossimi cinque anni (2012) potremmo percepire le prime
conseguenze macroeconomiche sull'intero pianeta che colpiranno
prima la sfera economica della nostra vita e successivamente
la nostra capacità di sostentamento alimentare conosciuta
fino a qualche anno prima.
Eugenio Benetazzo