Bacia quella mano zingara



uranium2.jpgC’è un furbetto in piazza Fontana a Milano, un ometto che, assicura chi lo conosce, è agitato da smisurata ambizione. Al punto da candidarsi a Papa e, non trovando seguaci e tantomeno sostegno sovrannaturale per una così alta impresa, farsi capobanda dello scompaginato esercito di finti cattolici infiltrati, dai tempi del suo degno predecessore Carlo Maria Martini, nei palazzi della provata Chiesa ambrosiana. Dalla cattedra che fu di Sant’Ambrogio e San Carlo, fieri e spietati nemici dell’eresia, Dionigi Tettamanzi si premura invece di far da contraltare al magistero del Papa. (…) DIRITTI UMANI. Ha fatto scalpore la presa di posizione della Curia sullo sgombero di un accampamento di un centinaio di zingari in via Bovisasca. Tra costoro vi sono quelli, tanto per la cronaca, che tormentano (oltre ai cittadini) i parroci della zona, pretendendo soldi in continuazione a scanso di furti e sacrileghe vendette. Finalmente sono stati allontanati dalle forze dell’ordine, ma l’entourage del cardinale è intervenuto accusando le autorità di essere “scesi sotto il livello dei diritti umani”. In una nota che trasuda fariseismo, le autorità sono state accusate di aver effettuato lo sgombero… senza neppure fornire bottiglie d’acqua minerale agli zingari rimasti sotto il sole. Chissà che insolazioni si sono presi nel torrido aprile milanese, mancando il conforto di una bevanda per placare l’arsura! AUTOGOL DEL FARISEISMO. Ma dove Tettamanzi e la sua banda di cattocomunisti superano ogni livello di cialtroneria è nel versare lacrime per il preteso danno monetario causato alla città dall’allontanamento degli zingari: “La maggioranza degli immigrati – si legge nella nota curiale - lavora nell'edilizia e in società nella Fiera. Che ne sarebbe dell'imprenditoria milanese senza la manovalanza a bassissimo costo dei romeni?”. Se le prendessimo per buone, queste parole suonerebbero come un inno allo sfruttamento, a quel guadagno iniquo che la dottrina cattolica bolla comme “peccato che grida vendetta al cospetto di Dio”. Invece sono soltanto l’ipocrita paravento “economicista” che serve a nascondere la sentita solidarietà del ladro di messe verso i ladri di tranquillità, un gioco di doppiezza spinto sino a magnificare inavvertitamente (chissà?) l’importanza dello strozzinaggio. In fin dei conti, un bell’autogol del fariseismo.
5 aprile 2008