Italia in alto mare. La mappa delle crisi aziendali

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Dalla Fiat all'Omsa, da Unicredit a Telecom, dalla Vinyls alla Merloni. Tutte le vertenze ancora aperte che lavoratori e sindacato dovranno affrontare al rientro

FIAT. Alla ripresa autunnale saranno chiare le intenzioni definitive di Sergio Marchionne a proposito di Mirafiori e di tutti gli altri stabilimenti Fiat in Italia, a partire da Pomigliano dove nascerà la nuova azienda che rischia di escludere totalmente la Fiom e i lavoratori che fanno riferimento al sindacato metalmeccanici della Cgil.

"La Fiom si è rifiutata di seguire l'impostazione voluta da Marchionne - aveva dichiarato a fine luglio Masini della Fiom - e ha sollecitato nuovamente l'Azienda ad aprire un confronto sui veri problemi degli stabilimenti e della produzione: utilizzo degli impianti, flessibilità, organizzazione del lavoro, certezza degli accordi. La Fiat non solo non ha accolto questa sollecitazione, ma prosegue sulla strada delle sue scelte unilaterali. Ha deciso infatti di forzare ulteriormente la situazione, con la disdetta dal 1° gennaio 2011 degli accordi aziendali in materia di permessi sindacali." Il tutto avviene mentre è ancora incerto il destino di diversi stabilimenti Fiat in Italia. E' infatti ancora in alto mare il futuro dello sito siciliano di Termini Imerese, e dei suoi circa 2.000 lavoratori, che Fiat ha deciso di chiudere nell'ambito del piano 'Fabbrica Italia'. A settembre al ministero dello Sviluppo economico un nuovo round per valutare i possibili acquirenti.

UNICREDIT. "Gli esuberi Unicredit rischiano di rappresentare un fatto drammatico se non affrontati nell'ambito di un piano industriale che dia garanzie per l'occupazione: Profumo non segua 'i cattivi esempi', come quelli di Fiat, e lavori per rafforzare le relazioni industriali". È quanto ha affermato il segretario generale della Fisac Cgil, Agostino Megale, nello spiegare che "gli esuberi annunciati, 4.100 per il triennio 2011-2013 che si sommano ai 600 già in corso in questo momento e penalizzati dal blocco delle finestre pensionistiche frutto della manovra del governo, rischiano di rappresentare un fatto drammatico soprattutto se non affrontati nell'ambito di un piano industriale da discutere".

Il dirigente sindacale chiede quindi "garanzie per l'occupazione, partendo dal fatto che si può anche ragionare su eventuali uscite per coloro che hanno maturato il diritto alla pensione dando priorità a criteri di volontarietà, e soprattutto concordando con noi del sindacato un piano per l'inserimento al lavoro dei giovani all'insegna del rispetto del contratto nazionale di lavoro e dei diritti".

Inoltre, aggiunge Megale, "in un momento difficile nel quale si affrontano temi così importanti come quelli del lavoro e dell'occupazione, auspico che l'azienda non segua 'i cattivi esempi' come quelli di Fiat e sia capace di operare per rafforzare le relazioni industriali, negoziare e concordare il piano occupazionale derivante dalla fusione, salvaguardare i diritti degli anziani e dare una prospettiva alle nuove generazioni, all'insegna del rispetto del contratto nazionale di lavoro e di un politica capace di offrire diritti e tutele ai più deboli".

TELECOM. È stato firmato l'accordo sugli esuberi Telecom al tavolo governo-azienda-sindacati. L'intesa prevede 3900 uscite in mobilità volontaria nel triennio. Delle 3.900 uscite, 3.700 sono nuove e 200 sono rimanenze del precedente accordo del 2008. L'accordo prevede anche riconversione professionale e contratti di solidarietà per oltre duemila dipendenti. C'è stata una trattativa molto serrata all'indomani dell'annuncio dell'azienda di 6.800 licenziamenti nei prossimi due anni (3.700 dei quali entro giugno 2011).

Dopo 24 ore di confronto al ministero dello Sviluppo Economico, è stata trovata l'intesa: tra le novità la formazione e la mobilità volontaria. Per 3.900 dipendenti si prevede l'attivazione di una mobilità ordinaria su base volontaria nel biennio 2010-2012. Per altri 2.220 invece si ricorrerà a percorsi di formazione con contratti di solidarietà per consentire il reinserimento in settori strategici dell'azienda, in particolare nella rete. Si tratta di 1.300 dipendenti che non erano coperti da alcuna tutela e che saranno reinseriti in Telecom.

AGILE-EUTELIA. Mantenere in essere i contratti di fornitura stipulati dalle amministrazioni pubbliche con Agile e, parallelamente, lavorare perché la società possa avere lo sblocco delle fideiussioni per poter partecipare alle gare. Questo l'impegno richiesto dalla Cgil e assunto dal governo, nel corso di un incontro agli inizi di agosto con le parti sociali a Palazzo Chigi sulla società Agile del gruppo Eutelia. Attualmente la società è in amministrazione straordinaria, con 350 unità al lavoro mentre altre 1.150 sono in cassa integrazione.

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, ha spiegato Salvatore Barone del dipartimento industria della Cgil nazionale, "ci ha fatto sapere che nel corso del Consiglio dei ministri ha raccomandato tutti gli esponenti del governo a mantenere in essere i contratti che i dicasteri hanno con Agile La stessa Camera dei Deputati è stata invitata a risolvere i problemi che ha con la società.". Il governo inoltre "favorirà la possibilità dello sblocco delle fideiussioni, ricercando le soluzioni finanziarie adeguate, per partecipare alle gare, superando i problemi tecnico-giuridici sul tappeto".

Intanto a luglio sono stati pagati gli stipendi dei 350 lavoratori al 70%: "una misura - rileva il sindacalista - ancora inadeguata, seppure una boccata d'ossigeno, che dimostra la difficoltà finanziaria in cui versa l'azienda". Il tavolo presso Palazzo Chigi rimarrà aperto e il governo e le parti sociali torneranno ad incontrarsi a settembre. Nota positiva, conclude Barone, "è la ricostruzione di un confronto tra il governo e le parti per risolvere i problemi aperti. Adesso c'è il bisogno urgente di lavorare per dare ad Agile una maggiore credibilità per portare avanti i progetti in campo".

VINYLS. "C'è insoddisfazione da parte della Cgil e della Cgil Sardegna perché ancora non si risolve la questione della riapertura degli impianti della Vinyls", questo il commento del Segretario confederale Vincenzo Scudiere riguardo alla presentazione di un nuovo bando di gara internazionale per la cessione dell'industria chimica "Vinyls", che sarà reso noto a fine agosto. La manifestazione di interesse riguarderebbe l'intero ciclo del cloro e a questo proposito è stata firmata una lettera di intenti tra il ministero e l'Eni.

"Gli atti messi in campo dal governo e dall'Eni - spiega il dirigente sindacale - sono esattamente quelli annunciati più volte ma che al momento non danno garanzie di prospettiva". Scudiere denuncia l'assenza, anche sulla Vinyls, di una politica industriale del governo che "mette a forte rischio la chimica in Italia" e lamenta il fatto che "pur in presenza della possibilità del riavvio della Vinyls, non si chiede all'Eni di salvaguardare il ciclo del cloro e le sue prerogative industriali". Allo stesso modo la Filctem esprime dubbi sul comportamento dell'Eni, soprattutto "sulla sua concreta disponibilità a mettere a disposizione i propri assett relativi al ciclo del cloro".

Gian Piero Ciambotti, della Segreteria nazionale della Filctem, responsabile del Dipartimento chimico afferma che "un comportamento di buona volontà sarebbe proprio quello che rivendichiamo da tempo: riavviare gli impianti di "Vinyls" se si vuole rendere veramente appetibile tutta l'operazione". In tutti i casi, a metà settembre, dopo la presentazione del bando internazionale i sindacati hanno già chiesto un momento di verifica.

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OMSA. Chiude lo stabilimento OMSA di Faenza (Ravenna), con il conseguente licenziamento di 350 dipendenti, in gran parte donne. La decisione arriva dopo l'accordo formalizzato da Golden Lady Company, proprietaria dello stabilimento, con il ministro dell'Economia serbo per l'apertura di uno stabilimento in Serbia, il terzo del gruppo nella regione. La Filctem Cgil di Faenza lamenta il mancato preavviso di chiusura da parte della proprietà nell'incontro del 20 luglio scorso. Ora, per le 350 lavoratrici dello stabilimento resta la Cassa integrazione, ma se a marzo del prossimo anno almeno il 30% non troverà una ricollocazione, la Cig cesserà per tutti. Al momento, nonostante la ricerca di possibili nuovi acquirenti o di una riconversione del sito faentino, non si intravedono altre possibilità.

Fonte: http://www.rassegna.it/

Autore: Paolo Andruccioli