Maurizio Blondet
www.effedieffe.com
30/05/2006
Un gruppo di marines in Iraq
A Kabul, un automezzo militare USA che aveva tamponato violentemente
una fila di auto locali - uccidendo parecchi autisti - s’è
trovato nel centro di una rivolta, con migliaia di afghani
che tiravano pietre e bottiglie incendiarie.
I valorosi soldati USA se la sono cavata sparando e ammazzando
un’altra ventina di passanti; l’operazione non
ha ovviamente aiutato a «conquistare i cuori e le
menti».
A Baghdad, una troupe televisiva inglese viene massacrata.
A Bassora, le truppe britanniche sono sulla difensiva in
una città che scoppia di rabbia contro l’occupante
straniero.
Il comando militare USA in Iraq deve mandare in fretta rinforzi,
almeno 3500 uomini della prima divisione corazzata, nella
provincia sunnita di Anbar, che è ridiventata rovente,
con combattimenti quotidiani.
In Afghanistan, i talebani sono di nuovo all’offensiva.
Gli americani dicono che è «Al-Qaeda».
Così i colonialisti britannici accusavano la «xenofobia
musulmana» come dato permanente culturale.
La «xenofobia» rende difficile il lavoro dell’occupante.
Ora, dopo tre anni di occupazione, e infiniti massacri (fra
cui quello a freddo perpetrato dai Marines nella cittadina
di Haditah, con lo sterminio di intere famiglie, lattanti
compresi), possiamo osare dare un nome a questa «xenofobia»:
odio contro un’occupazione demente e crudele.
O possiamo dirlo in altro modo: sono i musulmani che difendono
le loro famiglie, la loro vita e la loro civiltà.
Una civiltà superiore; superiore, almeno, in relazione
a quella degli occupanti americani.
Lo scorso aprile, a Kandahar in Afghanistan, quattro canadesi
sono stati uccisi da uno dei soliti ordigni a lato delle
strade.
Gli abitanti locali hanno ammesso senza esitare di aver
organizzato loro l’attentato: non ne potevano più,
dice l’Herald Tribune, «dei metodi dei canadesi»,
fra cui quello di «portare i loro cani nella moschea
del villaggio e nelle case» - ignari, i barbari, che
il cane è impuro per l’Islam; o forse lo facevano
apposta, per provocazione - e per «le perquisizioni
intime sulle persone», donne comprese.
L’inferiorità della civiltà americana
è evidente persino ai britannici, che almeno hanno
qualche esperienza coloniale.
Il generale inglese David Richards, che ha appena preso
il comando della forze NATO in Afghanistan, ha inaugurato
il suo comando con una dichiarazione pubblica: la NATO «non
adotterà i metodi usati dagli americani» finora.
Più specificamente, «non opererà detenzioni
[arbitrarie], e non consegnerà detenuti alle installazioni
USA», ma invece consegnerà eventuali arrestati
alle forze di polizia afghane.
Inoltre, «la NATO non farà irruzioni nelle
case».
I militari americani stanno coprendo di vergogna l’Occidente.
La loro crudeltà idiota unita a una tale ignoranza
dei costumi e delle realtà - o civiltà - cui
pretendono di «portare la democrazia» li vota,
infine, al fallimento della loro stessa politica neo-imperiale.
Perché, come sanno bene gli inglesi per esperienza,
una volta suscitata, la «xenofobia islamica»
usura l’occupante in modo irreversibile.
Minuto per minuto, con coltelli e pietre, l’Asia si
riprende la sua terra e la sua gente.
Minuto per minuto, l’esercito di occupazione - e in
Afghanistan ci sono solo 20 mila americani - subisce l’erosione
sanguinosa di bombe, agguati, attacchi che vengono da ogni
parte.
E quella della menzogna, della finta acquiescenza della
popolazione occupante, che lo avvolge come una rete e lo
soffoca.
Non c’è più un solo elemento passivo
nella popolazione, tanto meno qualcuno che voglia passarti
informazioni, dirti cosa la gente pensa, cosa sta preparando
contro di te.
Alleanze e collusioni si rinsaldano sotto gli occhi dell’occupante
super-armato, che restano ciechi. Egli non distingue il
passante innocuo dal talebano, dal «terrorista»
(il cui vero nome dovrebbe essere «patriota»
e partigiano).
Egli non capisce, e si affida sempre più alla superiorità
del proprio volume di fuoco: la reazione dell’imbecille
contro gli intelligenti, del rozzo contro le menti sottili
dell’Asia.
Incarcera, tortura, si abbandona a massacri fatti per rabbia,
senza scopo tattico; e con ciò si fa il vuoto attorno,
sempre più vasto.
E’ solo questione di tempo perché l’Asia
vinca del tutto; e le ultime forze d’occupazione non
avranno nemmeno la possibilità del ritiro.
Gli ultimi soldati saranno massacrati e fatti a pezzi sul
posto, da una torma di ragazzini di strada.
L’Afghanistan sembrava in qualche modo pacificato,
solo perché l’occupante lasciava fare ai signori
della guerra e ai produttori dell’oppio quel che volevano,
e inseguiva una fantomatica
«Al Qaeda» in puntate offensive con elicotteri:
qualche strage e poi l’abbandono di un territorio
che non è possibile tenere non con 20 mila uomini,
ma nemmeno con una forza dieci o cento volte superiore.
Oggi, gli americani se ne stanno andando e lasciano a fare
il lavoro la NATO, gli europei.
Lasciando una situazione irreversibilmente compromessa dalla
loro barbarie.
Hanno provocato il caos, la destabilizzazione, la profonda
tenace violenza asiatica, ed ora lasciano noi nei guai.
I comandi europei della NATO, più competenti dei
fondamentalisti Rambo americani, sono terrorizzati dalla
prospettiva.
La crisi afghana inevitabile, metterà in crisi l’alleanza
atlantica.
Gli americani ci accuseranno, come hanno già fatto,
di codardia, di poca propensione guerriera, di Europa-Venere
e di USA-Marte: sono queste le categorie culturali della
loro inciviltà.
Ci accuseranno di essere disertori nella «guerra
globale al terrorismo» voluta da loro per il bene
di Israele e delle petrolifere occidentali.
Ma ormai, saranno i perdenti.
I perdenti storici, esemplari di un Occidente che ha voluto
essere «asiatico» e non lo è abbastanza:
non perché gli mancasse la ferocia gratuita, ma perché
gli è mancata l’intelligenza sagace.
Per noi, andar via dall’Afghanistan è anche
più urgente che andar via dall’Iraq.
Non si può stare a fare una guerra ordinata da idioti
malvagi, e sotto il comando assoluto
di malvagi idioti.
Maurizio Blondet
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