CULTURA DI MORTE: «È
giusto lasciare morire i bimbi nati prematuri»
«Il medico ha sempre il dovere di curare e la rinuncia
a salvare una vita umana in previsione di un ipotetico handicap
è sempre una sconfitta»; ma i medici della
Toscana non la pensano così…
«Il medico ha sempre il dovere di curare e la rinuncia
a salvare una vita umana in previsione di un ipotetico handicap
è sempre una sconfitta». Sono più di
duecento gli specialisti che hanno firmato questo appello
per affermare che «non esiste una vita non giusta»
e che «ogni nato» ha diritto alle cure. Affermazione
che appare ovvia, naturale e addirittura scontata. Ma i
neonatologi aderenti all’associazione «Medicina
e persona» si sono visti costretti a ribadirla in
una lettera aperta dopo la presentazione di una serie di
indicazioni mediche sulle nascite premature, che vorrebbero
imporre uno stop alle cure intensive per i bambini nati
prima della venticinquesima settimana di gestazione.
Nella linea guida dal titolo «Raccomandazioni per
le cure perinatali nelle età gestazionali estremamente
basse» in sostanza si dice che i neonati troppo prematuri
hanno scarse probabilità di sopravvivenza e al contrario
alta probabilità di restare disabili. Quindi non
è il caso di sottoporli alla terapia intensiva che
rappresenterebbe un innaturale accanimento terapeutico.
Il documento è stato redatto e reso pubblico qualche
settimana fa dall’Ordine dei medici della Toscana
insieme alla clinica di Ostetricia e ginecologia dell’Università
di Firenze e al Comitato toscano di bioetica.
L’ipotesi di negare le cure intensive per i neonati
troppo prematuri però ha suscitato grande sconcerto
prima di tutto proprio in ambiente medico. L’associazione
«Medicina e persona» nella lettera aperta stigmatizza
le affermazioni contenute nel documento firmato dall’Ordine
toscano che viene bocciato come «frutto di un’iniziativa
locale, che porta la firma di responsabili e organismi del
settore che non sono stati interpellati e che contiene pure
errori statistici ed epidemiologici». Nel «dissentire
profondamente» dal contenuto del documento «Medicina
e persona» osserva che «la probabilità
di sopravvivenza dei neonati di 23 settimane nei migliori
centri italiani è intorno al 50 per cento».
Oltretutto, aggiungono gli specialisti, «il criterio
dell’età gestazionale non può essere
l’unico parametro che determina l’intervento
curativo». Nell’appello si contesta la possibilità
di stabilire una norma a priori perché il medico
«deve assumere di volta in volta la sfida di una decisione».
Il che non rappresenta accanimento terapeutico «ma
essere consapevoli di stare di fronte a una vita umana appena
iniziata di cui non possiamo sentirci “padroni”
né definirne il destino».
Le critiche all’iniziativa dell’Ordine dei medici
toscano arrivano anche dal mondo politico. Gaetano Quagliariello,
candidato per Forza Italia in Toscana e docente di Storia
dei partiti politici, osserva come nella negazione delle
cure ai prematuri si evidenzino «i due principali
vizi che affliggono il nostro tempo». Il primo è
«l’idea rozza che la scienza possa determinare
certezze». Un principio in realtà antiscientifico,
osserva Quagliariello, «perché la vera scienza
si fonda sul dubbio». Il secondo vizio è quello
di pensare di poter «normare» invece di decidere
caso per caso lasciando in campo etico la libertà
all’individuo, la scelta alla coscienza «confondendo
la laicità col dogmatismo». Dal documento dell’Ordine
medico toscano emerge la volontà di «stabilire
quando vale o non vale la pena di vivere» e questo,
denuncia Quagliariello, «è un vizio totalitario,
una presunzione fatale: questo è scientismo e non
scienza».