DAL
NOSTRO CORRISPONDENTE
WASHINGTON — Il nonno del presidente
Bush, il senatore Prescott Bush, rubò il teschio
del mitico guerriero pellerossa Geronimo? Gli Apache credono
di sì: sostengono che nel 1918 il giovane Prescott,
allora ufficiale dell'esercito, prestò servizio a
Fort Sill nell'Oklahoma e, insieme con alcuni commilitoni,
asportò dalla tomba il teschio e altri resti del
loro capo. Li consegnò, aggiungono, alla società
segreta «Skull and Bones», teschio e ossa, dell'Università
di Yale nel Connecticut, a cui apparteneva e a cui appartennero
più tardi il figlio e il nipote, i presidenti George
Bush Senior e George Bush Jr. Una lettera del 1918, scoperta
da un ricercatore e pubblicata dalla rivista universitaria
Yale Alumni Magazine, pare confermarlo. La lettera, scritta
da Winter Mead, un membro della società, a Trubee
Davison, un altro, non fa il nome di Prescott Bush, ma precisa
che «il teschio di Geronimo il terribile, esumato
dalla sua tomba di Fort Sill, è ora al sicuro presso
di noi».
La sua pubblicazione ha destato scalpore a Washington,
ha scosso i pellerossa, per i quali il furto fu una dissacrazione
e riaperto un giallo che da decenni appassiona l'America.
Raleigh Thompson degli Apache di San Carlos, in Arizona,
racconta che alcuni anni dopo la morte di Prescott Bush,
avvenuta nel 1972, ricevette da un anonimo dell'Università
di Yale un dossier sul furto. E precisa che nel 1986 ebbe
numerosi incontri a New York con Jonathan Bush, il fratello
di George Senior e lo zio di George Junior. «Io e
altri capi tribù rivendicammo il teschio di Geronimo»
afferma. «All'ultimo incontro i rappresentanti della
società segreta ce ne offrirono uno, a patto che
ci impegnassimo a tenere tutto nascosto». Rifiutammo
perché ci sembrò troppo piccolo per essere
quello di Geronimo, conclude Thompson, ma è un fatto
che la «Skull and Bones» non negò le
sue colpe. Gli Apache non rinunciarono tuttavia a battersi
e per loro la lettera del 1918 è stata un incentivo
a raddoppiare gli sforzi.
«Quando il guerriero Sioux Cavallo Pazzo morì
nel 1877 — commenta amaramente Thompson — la
sua tribù ne nascose i resti proprio perché
temeva che i bianchi li dissacrassero. Noi Apache avremmo
dovuto fare altrettanto alla morte di Geronimo nel 1909».
Tra gli storici, la lettera dello Yale alumni magazine ha
riacceso le polemiche sulla veridicità degli eventi.
Il direttore del museo di Fort Sill, Towana Spivey, dubita
che Prescott Bush e i suoi compagni potessero avere manomesso
la tomba di Geronimo «perché fino al 1920 non
recò il suo nome e rimase coperta dalle sterpaglie».
E ricorda che nel dossier sul capo pellerossa compare una
foto della società segreta dell'università,
con i membri raccolti attorno a un teschio, «che è
la copia di una foto del 1878, quando lui era ancora vivo».
Ma gli Apache ribattono che la tomba di Geronimo, sebbene
anonima, era nota a tutti a Fort Sill e veniva spesso visitata
e che il teschio potrebbe essere andato perduto. Inoltre
il Wall Street Journal, che ha ricostruito la vicenda, ha
riferito che Jonathan Bush ha respinto la sua richiesta
d'intervistarlo e che, durante le elezioni del 2004, quando
i media parlarono del furto, la Casa Bianca rifiutò
qualsiasi commento. A solleticare l'interesse dei media
fu l'appartenenza alla società anche di John Kerry,
l'avversario di George Jr.
Il rigido silenzio della «Skull and Bones»
è una tradizione, i suoi membri giurano il segreto
sui teschi e sono tenuti a osservarlo per l'intera vita.
La società raccoglie i figli dei ricchi e dei potenti
e fu fondata nel 1832 dal miliardario William Russell. Ha
obiettivi oscuri e nel corso dei decenni è stata
accusata di avere tentato di impadronirsi dei resti di presidenti
americani, come Martin Von Buren, e di rivoluzionari stranieri
come Pancho Villa e Che Guevara. La sua sede, dove si beve,
si canta e si recita, è chiamata «La tomba»,
e la scrittrice Alexandra Robbins, che vi è entrata,
ha trovato «decine di scheletri animali e umani appesi
ai muri». La Robbins non è riuscita però
a provare che tra i teschi vi sia quello di Geronimo. Secondo
il Wall Street Journal, la disputa è destinata a
continuare finché non emergerà la verità
e Geronimo non potrà riposare in pace. Fu il capo
pellerossa, nato nel 1829, a guidare l'ultima rivolta degli
Apache. Si arrese nel 1886 e fu imprigionato prima in Florida
poi in Oklahoma. Ma in tarda età si convertì
al Cristianesimo e si esibì nei circhi del Far West.
Nel 1905 fece la sua ultima comparsa in pubblico; a Washington,
all'insediamento del presidente Teddy Roosevelt.