Nei villaggi della periferia della
capitale ancora non abbattuti dalle ruspe sopravvivono a
stento i lavoratori migranti che costituiscono la maggioranza
degli abitanti.
Pechino (AsiaNews/Agenzie) - Sono per lo
più vecchie case ampliate con pezzi di lamiera e
ci vivono, magari in 10 metri quadrati, soprattutto lavoratori
venuti dalle campagne per guadagnarsi da vivere. Sono 171
villaggi, angoli dimenticati della periferia di Pechino,
dei quali ci si è ricordati per demolirli: serve
spazio per le Olimpiadi del 2008. Dei problemi di coloro
che in quelle "case" ci vivono, nessuno si preoccupa.
I villaggi da demolire sono quasi tutti
sul quarto raccordo anulare o vicino agli impianti sportivi
in costruzione per le Olimpiadi del 2008.
Sono più di 300 i villaggi che continuano a subire
la rapida espansione di Pechino: ignorando i diritti della
gente comune il governo continua a distruggere interi quartieri
e villaggi nati nella prima periferia di Pechino da ex distretti
rurali, come Chaoyang e Haidian.
Gli abitanti degli edifici demoliti sono
costretti a spostarsi forzatamente in grattacieli, dove
la distribuzione della famiglia in piccoli appartamenti
separati contribuisce a sgretolare quello che da sempre
è stato il collante della civiltà cinese:
l'unità familiare.
Spesso però gli abitanti dei villaggi
non vivono in condizioni migliori rispetto alle persone
spostate con forza nei grattacieli. Sono per lo più
lavoratori migranti, stipati in pochi metri quadrati con
la famiglia a seguito, venuti nella capitale nella speranza
di racimolare un po' di soldi per sopravvivere.
Viene dallo Henan Li Min: abita in una baracca
di 10 metri quadrati a Taiyanggong, villaggio vicino al
terzo anello settentrionale della città. In questo
"angolo dimenticato" pochi si avventurano. "Nessuno
si cura di noi.
Nessuno ci vede" dice Li Min, in affitto con il marito
e il figlio di 10 anni per 100 yuan (10 euro) al mese. Fuori
le temperature sotto zero e dentro la baracca come unica
fonte di calore un piccolo fornello. Ma Li Min dice "non
è freddo, è bello vivere qui, anche se la
casa non è proprio come quella del mio paese. Però
non abbiamo soldi, e siamo venuti fin qui per guadagnare
qualcosa".
Secondo stime ufficiali 1,5 milioni di persone
abitano in questi villaggi, ancora non abbattuti dalle ruspe
demolitrici di Pechino. Chen Mengping, capo dell'istituto
delle scienze sociali ed economiche dell'Accademia di Pechino
dice che molti villaggi sono rimasti ancora integri perchè
vari esperti sostengono che non sia conveniente costruirci
sopra. "Il governo dovrebbe prendersi cura dei quartieri
che per gli esperti non portano profitti" continua
Cheng per il quale nei villaggi, dipinti come quartieri
popolari, vivono persone che non sono sempre povere. Lavoratori
migranti appena arrivati e neodiplomati abitano in questi
"angoli dimenticati" in attesa di fare un po'
di soldi e spostarsi. Per i proprietari delle abitazioni
i soldi che entrano grazie agli affitti spesso sono l'unica
fonte di guadagno. Zhang Gengdi, 64 anni del villaggio di
Xiju vicino al terzo raccordo anulare occidentale, possiede
una casa spaziosa, l'affitto del cortile interno le rende
800 yuan al mese. Zhang però si lamenta :"E'
sempre sporco qui, i bagni pubblici sono sporchi e d'estate
emanano un gran fetore". Inoltre Zhang non si sente
sicura per le continue scorrerie di ladri e dice che "se
mi spostassi in un moderno edificio a più piani,
forse non dovrei più uscire di casa per andare al
bagno".