Franco Damiani
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14/05/2006
Il paleontologo, conduttore e scrittore Alberto Angela
Alberto Angela ci ha deliziati il 13 maggio 2006 (festa
di San Roberto Bellarmino), in prima serata, con una puntata
di «Ulisse» interamente dedicata a Darwin e
alla teoria dell'evoluzione.
Esplicita l'emozione del conduttore nel recarsi sui luoghi
dove Darwin visse e lavorò.
Tutto molto affascinante e commovente, se non fosse che
l'impianto concettuale appariva un po' deboluccio.
Il concetto era: quella dell'evoluzione non è «una
teoria», ma la verità scientifica sic et simpliciter.
Chi la rifiuta è un essere degno di disprezzo come
quel vescovo anglicano che aveva domandato ad Huxley se
fosse dipesa, la sua discendenza dalla scimmia, per parte
di nonno o per parte di nonna, sbeffeggiato subito dopo
dallo stesso Huxley come «essere ridicolo».
Le prove, senza le quali ogni teoria scientifica non regge?
ù
Le prove, ahimé, non esistono, perché nessuno
è riuscito a trovare gli «anelli intermedi»,
ma per questo è bell'e pronta la spiegazione (l'astrusa
teoria degli «equilibri puntuali» o come diavolo
si chiama).
Insomma: le prove non ci sono, ma la teoria è vera
a prescindere, perché ... deve essere così.
Un po'come ogni vulgata di oggi.
In realtà, il vero motivo di questa ostinazione
a sostenere una teoria ampiamente e gravemente screditata
è stato solo sfiorato da Angela, il quale ha accennato
di sfuggita e quasi con imbarazzo alle persistenti resistenze
dei «creazionisti» (i fondamentalisti protestanti
che interpretano alla lettera la sacra Scrittura), guardandosi
bene dallo spiegare che questa è solo l'ala folkloristica
dell'antievoluzionismo, il quale ha dalla sua:
a) circa la metà degli scienziati americani (guarda
caso i più giovani ed agguerriti, i meno legati alla
scienza ideologica di matrice ottocentesca);
b) prestigiosi scienziati anche in Italia (tra cui il genetista
Giuseppe Sermonti, «Nobel» italiano per il 2005);
c) il terzo principio della termodinamica;
d) la scoperta del DNA e quindi del «disegno intelligente»;
e) il dato scientifico che la vita non può derivare
dalla non vita;
f) e soprattutto la considerazione di buon senso che non
si è mai visto il più perfetto derivare naturalmente
dal meno perfetto (se un orologio presuppone un orologiaio,
come può il meccanismo della vita, assai più
perfetto di quello di un orologio, essere nato da solo e
per caso?).
Al punto che lo scrittore Maurizio Blondet ha potuto sottotitolare
il suo testo antievoluzionista «la catastrofe del
darwinismo».
Il vero motivo è la volontà perversa dello
scientismo di negare l'esistenza di una volontà e
di un'intelligenza superiori.
Un motivo ideologico, dunque, che come si sa era alla base
del lavoro di Darwin e dei suoi amici.
E per quanto Angela si sia premurato di spiegare che «all'interno
della Chiesa le posizioni sono diversificate» l'opposizione
per contraddizione tra l'evoluzionismo e la fede appare
evidente alle persone di buon senso.
Abbiamo avuto così un nuovo esempio di quel pluralismo
che dovrebbe essere la caratteristica del servizio pubblico
radiotelevisivo: Angela ha pontificato indisturbato per
circa due ore, con ampio dispiego di mezzi (esattamente
come suo padre), inculcando in tutti coloro (e sono la stragrande
maggioranza) che non hanno la possibilità di ascoltare
fonti alternative
la convinzione che non ci siano serie possibilità
di confutare l'evoluzionismo.
Con buona pace di Gad Lerner (che almeno, però, nella
sua trasmissione, aveva invitato Sermonti e qualche altro
esponente dell'antievoluzionismo) non è Darwin che
fa paura, ma semmai il lavaggio evoluzionista del cervello
che viene fatto con i soldi di tutti.
Professor Franco Damiani
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