Maurizio Blondet
www.effedieffe.com
28/03/2006
Engeline de Nysschen, 33 anni, colpevole di infanticidio
Hanelie Botha, 31 anni, ed Engeline de Nysschen, 33, sono
due lesbiche sudafricane: unite in matrimonio gay, abitano
insieme nella bella zona di Vereeniging.
Ora dovranno separarsi: in galera per infanticidio.
Come una vera coppia coniugale, Hanelie aveva voluto portare
nella sua nuova famiglia il figlio avuto dal suo precedente
matrimonio, Jandre, di quattro anni.
Aveva persino affrontato una lunga causa per farsi assegnare
il bambino strappandolo all’ex marito Jan Botha.
Ora il piccolo Jandre è morto.
Massacrato in modo orribile dalla compagna («marito»)
di mamma-lesbica Hanelie.
Il motivo?
Il bambino si rifiutava di chiamare «papà»
la compagna di mammà.
A quattro anni, quando non si è ancora politicamente
corretti, né pronti ad accettare situazioni contro
natura ed evidenza (non si è ancora inseriti nella
civiltà occidentale) può essere un errore
scusabile.
Ma Engeline voleva assolutamente essere chiamata papà.
Ed ha insistito.
Ha insistito al punto da coprire di botte il piccino, fratturargli
entrambe le gambe, le vertebre del collo, la pelvi, le mani
e il cranio con danno cerebrale.
«Il cadaverino aveva gli stessi traumi che se fosse
caduto da un secondo piano»; ha detto un perito in
tribunale.
Due dipendenti negre delle lesbiche (bianche) che lavorano
nel loro negozio hanno testimoniato che proprio quello era
il motivo del massacro: mentre papà Engeline pestava
la bambina, continuava a gridarle: «devi chiamarmi
papà!».
Entrambe le lavoranti hanno testimoniato che durante l’orrendo
pestaggio, la mamma naturale del piccino - che era presente
- non è intervenuta a difenderlo.
Non ha mosso un dito.
E a quanto pare, non era la prima volta che il piccolo Jandre
subiva pestaggi.
In seguito ha portato il bambino all’ospedale, sostenendo
la solita scusa delle madri infanticide: che era scivolato
nel bagno.
Il padre vero (maschio) del bambino è
stato avvertito solo il giorno della morte di Jandre, il
12 giugno 2003.
Anche a lui Hanelie ha telefonato con la scusa: Jandre è
caduto nel bagno ed è morto.
Hanelie aveva vinto una lunga e difficile causa per strappare
all’ex-marito la custodia del piccolo: voleva assolutamente
portare il figlioletto nella sua nuova «famiglia»,
dove avrebbe trovato un altro «papà».
Persino i genitori di lei hanno cercato di opporsi con tutte
le forze a che il piccolo fosse affidato alla figlia, anche
pagando all’ex marito (e genero) parte delle spese
legali per opporsi all’affidamento.
Ma i giudici e gli assistenti sociali hanno deciso per l’affidamento
alla madre, pur ben consci della nuova «famiglia»
che costei aveva costituito: è più «naturale»
che il bambino stia con la madre, anche se unita in una
coppia contro natura.
Succede invariabilmente anche da noi: il pregiudizio giudiziario
a favore delle madri separate e divorziate è invincibile.
I giudici infatti sono adulti: quindi politicamente corretti,
quindi inseriti nei «valori» della civiltà
occidentale.