L'aborto è un raggiro mortale: posso dirlo ne ho
praticati 75.000! La testimonianza scritta e in una video
intervista di Bruno Vespa del dott. Nathanson, ex medico
abortista e fondatore della Naral, un'associazione per il
diritto all'aborto. Lo afferma proprio uno dei fondatori
del movimento abortista negli Stati Uniti, il dott. Bernard
Nathanson, famoso ginecologo di New York. Ora Nathanson
si prodiga in tutto il mondo affinché sia rispettato
il diritto alla vita di ogni uomo sin dal suo concepimento.
Molti hanno sentito parlare di me come del "direttore
della più grande clinica abortiva del mondo",
il "Centro per la salute sessuale e riproduttiva"
(Crash), di New York. In dieci anni, come fondatore e direttore
di questa clinica, ho effettuato numerosissimi aborti: 60.000
dal febbraio 1972 al settembre 1973, vale a dire dalla liberalizzazione
dell'aborto. lo stesso ho effettuato privatamente circa
15.000 altri aborti e così sono
responsabile in tutto di circa 75.000 aborti. Sono stato
uno dei fondatori della Naral (National association for
repeal of abortion law), l'unione nazionale per l'abrogazione
della legge sull'aborto, chiamata più tardi "Lega
d'azione per il diritto all'aborto" (Abortion rights
action league). Eravamo in pochi, i nostri mezzi limitati
(7.500 dollari il primo anno) ed era audace l'idea di voler
cambiare le leggi sull'aborto. Secondo sondaggi non ufficiali,
il 99,5% dell'opinione pubblica a New York City era contro
una legalizzazione dell'aborto. Noi quattro fondatori, riuscimmo
però in due anni a rovesciare a New York la legge
contro l'aborto in vigore da 140 anni. Questa città
divenne così la capitale dell'aborto in America.
Tre anni più tardi, su nostra richiesta, la Corte
Suprema legalizzò l'aborto nei 50 Stati dell'Unione.
La nostra tattica, per realizzare il nostro scopo, è
stata con piccole varianti, la stessa di quella usata in
tutto il mondo occidentale.
Nel 1968, il nostro gruppo, la Naral, era consapevole di
andare incontro ad una sconfitta nel caso di un sondaggio
serio ed onesto. Indicammo così ai mass-media e al
pubblico i risultati di un SONDAGGIO FITTIZZIO, nel quale,
secondo noi un 50-60% degli americani erano favorevoli alla
liberalizzazione dell'aborto. La nostra tattica consisteva
nell'invenzione di dati frutto di consultazioni popolari
inesistenti. Il nostro obiettivo divenne presto realtà.
Il pubblico, al quale dicevamo che tanti erano per l'aborto,
mutò opinione e diventò davvero favorevole
all'aborto. Drammatizzando la situazione, trovammo appoggi
nella popolazione. FALSIFICAMMO I DATI SUGLI ABORTI CLANDESTINI
(sapevamo che il loro numero si aggirava intorno ai 100.000)
dando ripetutamente al pubblico e alla stampa la cifra di
un milione. Sapevamo che la mortalità annuale negli
aborti clandestini era di circa 200-250 donne. Noi invece
dicevamo che ogni anno morivano circa 10.000 donne per aborto
clandestino. Questi dati fittizi influenzarono l'opinione
pubblica americana che si convinse della necessità
di cambiare la legge. Il primo anno dopo la liberalizzazione,
il numero degli aborti conosciuti salì ad almeno
750.000. Questa cifra, salì nel 1980 a 1,55 milioni,
secondo i dati ufficiali. L'aumento degli aborti, dalla
loro legalizzazione, si è dunque moltiplicato per
15 (dai 100.000 di prima si è passati infatti a 1,55
milioni nel 1980). Questa constatazione basta a dimostrare
quanto fosse
nefasta la nostra propaganda. Ci siamo pure serviti della
cosiddetta "CARTA CATTOLICA", rivelatasi molto
proficua per la nostra propaganda. Confidando nell'appoggio
dei cattolici, cosiddetti intellettuali e liberali, evitando
di attaccare il Papa, per non alienarci simpatie, combattevamo
invece la gerarchia cattolica, convincendo i mass-media
della sua influenza negativa in merito al problema della
liberalizzazione dell'aborto. Ecco alcuni esempi di questa
propaganda: «Sondaggi d'opinione confermano nuovamente
che la maggioranza dei cattolici desidera una riforma della
legge. Lo dimostra il numero delle donne cattoliche che
hanno praticato l'aborto: corrisponde alla loro percentuale
nella popolazione totale».
Questa nostra campagna di propaganda serviva: a) a convincere
i mass-media che gli antiabortisti erano tutti cattolici
o cripto-cattolici, sottomessi alla gerarchia; b) che i
difensori dell'aborto erano invece colti, liberali, intellettuali,
progressisti;
c) che a parte i cattolici, nessuno era antiabortista.
A parte la "carta cattolica" due altri metodi
ci guidavano nella nostra propaganda. Il primo consisteva
nel negare, malgrado le prove scientifiche attuali, che
la vita ha inizio con il concepimento e che quest'ultima
pretende protezione e sicurezza come noi. Il secondo metodo
consisteva nell'influenzare i mass-media, ed era senz'altro
il più efficiente. Spesso mi si domanda: Dottore,
come è possibile che lei abbia cambiato così
radicalmente strada e quali ne sono i motivi?. Ecco: la
risposta. Quando lasciai la clinica, diventai direttore
della divisione maternità di un grande ospedale di
New York, la Columbia University Medical School. Ero responsabile
del servizio prenatale. Nel 1973, quando assunsi questa
carica, erano appena state scoperte e usate nuove tecnologie,
come ultrasuoni, amniocentesi, cardiotopografia, per appurare
la salute del feto. Fu la scienza a convincermi della falsità
dei miei argomenti, MOSTRANDOMI LA VERA NATURA DEL FETO.
La vita si può definire: inizia dal concepimento,
dalla fecondazione, e a partire da questo momento, l'essere
concepito è un essere umano. Non esiste un altro
momento nell'utero materno, nel quale da una "non-persona"
un essere diventa "persona", Non esiste nessuna
mutazione subitanea durante la gravidanza e la vita è
un filo continuo, dall'inizio alla fine. Oggi, quindi, credo
che l'aborto sia un atto di violenza inammissibile e che
rappresenti la distruzione sistematica della vita umana.
Pur ammettendo il fatto che una gravidanza non desiderata
può creare gravi problemi, non è con la distruzione
della vita che se ne troverà la soluzione, ma nella
ricchezza dell'ingegno umano. L'aborto è una capitolazione
di fronte a problemi sociali spiacevoli, una accettazione
della violenza. Come scienziato so - non credo, ma so -
che la vita ha inizio con il concepimento. Benché
io non sia praticante, credo con tutto il cuore ad una esistenza
divina che ci impone di mettere irrevocabilmente un termine
ad un tale delitto. La storia non ci perdonerebbe una mancanza
di coraggio, un fallimento. Vi ringrazio.