L'aborto procurato è un raggiro
mortale. Lo afferma proprio uno dei fondatori del movimento
abortista negli Stati Uniti, il dott. Bernard Nathanson,
famoso ginecologo di New York ,autore anche del video sull'aborto
nel nostro sito:"il grido silenzioso",che mostra
quanto e come soffra il bambino al momento dell'aborto.
Ora Nathanson, dichiarandosi responsabìle di 75.000
aborti, si prodiga in tutto il mondo, con il Movimento per
la vita, affinché sia rispettato il diritto alla
vita di ogni uomo sin dal suo concepimento.
In Irlanda a Dublino, durante la campagna per il referendum
del 7 settembre 1983 sul "Pro-Life Amendment",
vinto con una maggioranza di due terzi dal Movimento per
la vita, Nathanson ha pronunciato un discorso che tutti
devono conoscere.
Eccone la traduzione.
Dopo la pubblicazione in America del mio libro, tre anni
fa, sono stato spesso invitato a tenere conferenze con il
deputato Henry Hyde, eminente rappresentante del movimento
per la vita nel Congresso degli Stati Uniti. La
stampa, a proposito di queste conferenze, ha coniato l'espressione
"Hyde show"; in effetti il deputato Hyde è
alto un metro e 70 cm, pesa 125 kg, assomiglia ad un giocatore
di rugby o di calcio. Oratore brillante ed agile,
con una folta chioma argentea, si presenta così:
"Sono un feto, vecchio di 660 mesi...".
Parlerò oggi di politica e di chirurgia abortiva
in generale, accennando specialmente agli emendamenti "pro-life",
alla Costituzione. Ci battiamo per una penalizzazione definitiva
ed irrevocabile dell'aborto. A quelli, che pur
essendo contrari all'aborto, giudicano l'emendamento della
Costituzione una misura inutile e troppo drastica, rispondo
menzionando elementi di storia americana per convincerli
dell'utilità di questa mossa tattica.
Molti hanno sentito parlare di me come del "direttore
della più grande clinica abortiva del mondo",
il "Centro per la salute sessuale e riproduttiva"
(Crash), di New York. In dieci anni, come fondatore e direttore
di questa clinica, ho effettuato numerosissimi aborti: 60.000
dal febbraio 1972 al settembre 1973, vale a dire dalla liberalizzazione
dell'aborto. Avevo 35 medici alle mie dipendenze. La clinica
operava dalle 8 del mattino a mezzanotte dei giorni feriali
e festivi, escluso solo il giorno di Natale. lo stesso ho
effettuato privatamente circa 15.000 altri aborti e così
sono responsabile in tutto di circa 75.000 aborti. Non sono
fiero di questi dati statistici, ma è necessario
tenerli presenti. Il mio discorso ne guadagnerà in
credibilità e autorità. Sono stato uno dei
fondatori della Naral (National association for repeal of
abortion law), l'unione nazionale per l'abrogazione della
legge sull'aborto, chiamata più tardi "Lega
d'azione per il diritto all'aborto" (Abortion rights
action league). Quest'ultima fu il primo gruppo politico
attivo per la legalizzazione dell'aborto negli Stati Uniti,
fondato da Laurence Lader, Betty Freedan, nota femminista,
Carol Brightcer, attiva nella politica a New York City,
e da me, nel 1968. A quell'epoca era temerario fondare un
movimento simile.
Eravamo in pochi, i nostri mezzi limitati (7.500 dollari
il primo anno) ed era audace l'idea di voler cambiare le
leggi sull'aborto. Secondo sondaggi non ufficiali, il 99,5%
dell'opinione pubblica a New York City era contro
una legalizzazione dell'aborto. Noi quattro fondatori, riuscimmo
però in due anni a rovesciare a New York la legge
contro l'aborto in vigore da 140 anni. Questa città
divenne così la capitale dell'aborto in America.
Tre anni più tardi, su nostra richiesta, la Corte
Suprema legalizzò l'aborto nei 50 Stati dell'Unione.
La nostra tattica, per realizzare il nostro scopo, è
stata con piccole varianti, la stessa di quella usata in
tutto il mondo occidentale.
Per chi mi ascolta, è importante saperlo. Vale per
tutti: per l'Italia, per il Canada, come per la Gran Bretagna.
In questo momento la lotta infuria nella cattolicissima
Spagna. Non c'è società occidentale che venga
risparmiata. Tutte ne subiscono il contagio. Nel 1968, il
nostro gruppo, la Naral, era consapevole di andare incontro
ad una sconfitta nel caso di un sondaggio serio ed onesto.
Indicammo così ai mass-media e al pubblico i risultati
di un sondaggio fittizio, nel quale, secondo noi un 50-60%
degli americani erano favorevoli alla liberalizzazione dell'aborto.
La nostra tattica consisteva nell'invenzione di dati frutto
di consultazioni popolari inesistenti. Il nostro obiettivo
divenne presto realtà. Il pubblico, al quale dicevamo
che tanti erano per l'aborto, mutò opinione e diventò
davvero favorevole all'aborto. Vorrei dunque consigliare
di essere molto critici e guardinghi di fronte a informazioni,
diffuse dalla stampa e da notiziari della radio e della
televisione: purtroppo l'informazione inesatta e tendenziosa
rimane per gli abortisti il metodo migliore di propaganda.
Drammatizzando la situazione, trovammo appoggi nella popolazione.
Falsificammo i dati sugli aborti clandestini (sapevamo che
il loro numero si aggirava intorno ai 100.000) dando ripetutamente
al pubblico e alla stampa la cifra di un milione. Sapevamo
che la mortalità annuale negli aborti clandestini
era di circa 200-250 donne. Noi invece dicevamo che ogni
anno morivano circa 10.000 donne per aborto clandestino.
Questi dati fittizi influenzarono l'opinione pubblica americana
che si convinse della necessità
di cambiare la legge. Il primo anno dopo la liberalizzazione,
il numero degli aborti conosciuti salì ad almeno
750.000. Questa cifra, salì nel 1980 a 1,55 milioni,
secondo i dati ufficiali. L'aumento degli aborti, dalla
loro legalizzazione, si è dunque moltiplicato per
15 (dai 100.000 di prima si è passati infatti a 1,55
milioni nel 1980). Questa constatazione basta a dimostrare
quanto fosse nefasta la nostra propaganda.
Una delle nostre tattiche consisteva nel convincere la gente
che la penalizzazione dell'aborto avrebbe aumentato considerevolmente
il numero degli aborti clandestini. Invece dai dati qui
sopra elencati, risulta il contrario: è lecito pensare,
che nel caso di una penalizzazione torneremmo ad una cifra
vicina a quella anteriore, cioè a circa 100.000.
L'aumento degli aborti dopo la loro liberalizzazione sta
anche a dimostrare la diminuzione nella popolazione del
senso di responsabilità in materia sessuale. Attualmente
l'aborto viene considerato da molti alla stregua di un controllo
delle nascite e non c'è la possibilità di
fermarne la valanga.
Ci siamo pure serviti della cosiddetta "carta cattolica",
rivelatasi molto proficua per la nostra propaganda. Nel
1968 l'opinione pubblica da noi si schierava contro la guerra
del Vietnam. Tutti, giovani, studenti ed intellettuali compresi,
erano contrari a questa guerra. La gerarchia cattolica invece
la appoggiava ancora. Noi, alludendo a questo suo atteggiamento,
ed evocando quello da lei adottato di fronte all'aborto,
tirandone conseguenze a nostro profitto, guadagnavamo alle
nostre idee, quelli che erano contrari a questa guerra (e
dunque, secondo noi, favorevoli all'aborto... ). Confidando
nell'appoggio dei cattolici, cosiddetti intellettuali e
liberali, evitando di attaccare il Papa, per non alienarci
simpatie, combattevamo invece la gerarchia cattolica, convincendo
i mass-media della sua influenza negativa in merito al problema
della liberalizzazione dell'aborto.
Ho conservato alcuni documenti inerenti alla mia attività
di allora. Si tratta di circolari, mandate ai nostri gruppi
d'azione, con le quali denunciavamo l'atteggiamento della
Chiesa cattolica in materia. I mass-media se ne impadronirono
ed ebbero così un grande impatto sull'opinione pubblica.
Ecco alcuni esempi di questa propaganda. Circolare dei 12
maggio 1972 della Naral: parlando dei presidente Níxon,
«gli si rimproverava di essersi messo d'accordo con
la gerarchia cattolica ed ì] cardinale Cooke, nella
campagna contro l'aborto a New York, per ottenere voti».
Anche nel Michigan, continua il documento, Nixon «militò
contro l'aborto assieme alla gerarchia cattolica, rischiando
di far degenerare la questione in una guerra di
religione». «La gerarchia cattolica è
decisa ad imporre le sue opinioni in materia d'aborto, e
presto sarà in pericolo la Carta dei diritti, perché
il cardinale Cooke farà legge anche nelle nostre
camere da letto. Inammissibile
che la Chiesa, legiferando imponga ad una donna di avere
un figlio contro la sua volontà. L'esperienza di
New York ha dimostrato l'inesorabilità della gerarchia
cattolica, la sua totale mancanza di rispetto dell'opinione
della maggioranza dei cattolici». In questo modo siamo
riusciti a dividere i cosiddetti cattolici liberali dalla
loro gerarchia e a infrangere la loro resistenza all'aborto.
Ancora un estratto della circolare: «Sondaggi d'opinione
confermano nuovamente che la maggioranza dei cattolici desidera
una riforma della legge. Lo dimostra il numero delle donne
cattoliche che hanno praticato l'aborto: corrisponde alla
loro percentuale nella popolazione totale». Quanti
inganni, quante bugie!
Altro argomento in nostro favore: cercare di stigmatizzare
una Chiesa gerarchica e reazionaria, spingendo i cattolici
liberali a cambiar campo, schierandosi con noi in favore
di una revisione della legge: «molti cattolici, pur
non essendo personalmente per l'aborto, pensano che le donne
debbano scegliere loro stesse la via da seguire in un campo
tanto privato.
Per sostenerle, consigliamo l'organizzazione in gruppi dei
cattolici in favore di un cambiamento della legge».Citiamo
un altro documento estratto dal Protocollo di un incontro
al vertice avvenuto a Chicago il 9 gennaio 1971, presente
l'elite dei nostro movimento:
politici, deputati, senatori ed alti funzionari. «La
maggior opposizione alla revisione della legge sull'aborto
viene dalla Chiesa cattolica e dalle organizzazioni da lei
appoggiate e finanziate come il "movimento per il diritto
alla vita" (Right to life movement). Tutti i presenti
sono al corrente della loro propaganda in questo senso.
Sarà dunque importante sostenere movimenti di cattolici
in favore della liberalizzazione dell'aborto, come quello
di personalità attorno a Robert Dyman, deputato,
e al cardinale Cushing». Quest'ultimo non era mai
stato fautore di una revisione della legge. Diffondendone
però la falsa notizia, siamo riusciti a convincere
una certa quantità di cattolici indecisi e ad attirarli
dalla nostra parte.
In un altro documento, sotto il titolo "Profilo dell'opposizione"
la Naral afferma: «L'opposizione (cioè la Chiesa
cattolica) rappresenta una minaccia, dispone di mezzi finanziari
importanti, è ben organizzata e possiede una rete
funzionale di comunicazioni. I suoi argomenti polarizzano
l'attenzione su certi valori religiosi, a danno di una società
democratica». Chi invece predicava e con grande successo
una polarizzazione religiosa, eravamo noi!
Questa nostra campagna di propaganda serviva:
a) a convincere i mass-media che gli antiabortisti erano
tutti cattolici o cripto-cattolici, sottomessi alla gerarchia;
b) che i difensori dell'aborto erano invece colti, liberali,
intellettuali, progressisti;
c) che a parte i cattolici, nessuno era antiabortista.
Invece le Chiese ortodosse orientali, le "Churches
of Christ", I'"American Baptist Association"
la Chiesa luterana, le Chiese metodiste, l'Islam, l'Ebraismo
ortodosso, i Mormoni, le "Assemblies of God" (la
più grande comunità - 15 milioni - di Pentecostali
negli Stati Uniti) erano all'unanimità contro l'aborto.Diverse
comunità religiose avevano una posizione più
mitigata senza però ammettere la liberalizzazione
dell'aborto: la "Lutheran Baptist Convention",
la Chiesa americana luterana, la Chiesa presbiteriana, e
le Chiese battiste.
Questa lista impressionante di Chiese non fu però
mai pubblicata, e la nostra propaganda si limitò
a denunciare la Chiesa cattolica. Ho sotto gli occhi una
notizia del "Religions news service" apparsa due
settimane fa in Giappone, Paese nel quale il cattolicesimo
è ben poco diffuso. Ora un movimento importante nel
Parlamento chiede l'abrogazione della legge dei 1949, che
aveva autorizzato l'aborto; ciò per le catastrofiche
conseguenze socio-economiche.
I documenti da me citati, asseriscono che è anticostituzionale,
da parte di gruppi religiosi, combattere l'aborto in violazione
della legge che sancisce la separazione tra Stato e Chiesa.
Tacciono invece sul fatto che nel 1850 e
nel 1860 furono pastori protestanti i promotori del movimento
contro la schiavitù, che Martin Luther King, il difensore
dei diritti civili per tutti era anche lui pastore e che
preti cattolici come i Barrigan furono attivi nella campagna
contro la guerra del Vietnam, al punto di essere perfino
incarcerati per parecchi anni.
Questo fu il nostro modo tendenzioso di presentare le cose.
Quando, da noi, la Conferenza episcopale si pronunciò
per la sospensione delle armi atomiche, fu lodata dalla
stampa per le sue idee progressiste. Nessuno
criticò questa "ingerenza" negli affari
dello Stato. Questa stessa Conferenza episcopale fu però
aspramente criticata e attaccata quando appoggiò
una mozione parlamentare che chiedeva la revoca della legge
permissiva sull'aborto. Sfortunatamente sarà molto
difficile ottenere questa revoca. Si tratta non solo di
reprimere la tendenza attuale e di modificare un articolo
della Costituzione, ma anche di annullare una sentenza della
Corte Suprema.
Consiglio ai gruppi "Pro Life'' della vostra Repubblica
di tirare le dovute conseguenze dalla nostra esperienza,
prima che la vostra Corte Suprema vi imponga una legge simile
alla nostra.
A parte la "carta cattolica" due altri metodi
ci guidavano nella nostra propaganda.
Il primo consisteva nel negare, malgrado le prove scientifiche
attuali, che la vita ha inizio con il concepimento, che
dunque nell'utero esiste già una persona, e che quest'ultima
pretende protezione e sicurezza come noi.
Il secondo metodo consisteva nell'influenzare i mass-media,
ed era senz'altro il più efficiente.
Spesso mi si domanda: dottore, come è possibile che
lei abbia cambiato così radicalmente strada e quali
ne sono i motivi?
Ecco: la risposta.
Quando lasciai la clinica, diventai direttore della divisione
maternità di un grande ospedale di New York, la Columbia
University Medical School. Ero responsabile del servizio
prenatale. Nel 1973, quando assunsi questa carica, erano
appena state scoperte e usate nuove tecnologie, come ultrasuoni,
amniocentesi, cardiotopografia, per appurare la salute del
feto. La seconda tattica (giocando la "carta cattolica")
consisteva nel negare la prova scientifica - ora irrefutabile
- dell'inizio della vita già a partire dal concepimento.
Insistiamo sul fatto che questo problema non deriva dalla
scienza ma dalla teologia, dal diritto, dall'etica, e dalla
filosofia. I gruppi favorevoli all'aborto ribadiscono il
fatto che è impossibile stabilire scientificamente
l'inizio della vita.
A dimostrazione della futilità di questa asserzione,
cambiamo la parola "vita" con la parola "morte".
Se, come lo vorrebbero i gruppi abortisti, quest'ultima
derivasse da un concetto morale, giuridico o teologico,
ma non scientifico, sarebbe impossibile certificare la morte
di qualcuno e i morti dei nostri cimiteri avrebbero diritto
di voto. La mancanza di una definizione per la morte, in
contrapposizione alla vita, creerebbe un caos totale. Difatti
nel 1976 il presidente Carter incaricò una commissione
di trovare una definizione della morte e di presentarla
al Congresso, in modo che medici, avvocati, giudici ed altri
potessero servirsene per dichiarare morta una persona. Da
una parte tanti sforzi per definire la morte, dall'altra
la dichiarazione dei gruppi abortisti, secondo i quali non
si può definire la vita...
Dobbiamo invece definirla. E' una esigenza non solo scientifica,
ma anche giuridica e morale. La vita si può definire:
inizia dal concepimento, dalla fecondazione, e a partire
da questo momento, l'essere concepito è un essere
umano. Non esiste un altro momento nell'utero materno, nel
quale da una "non-persona" un essere diventa "persona",
Non esiste nessuna mutazione subitanea durante la gravidanza
e la vita è un filo continuo, dall'inizio alla fine.
Credo quindi che l'aborto sia un atto di violenza inammissibile
e che rappresenti la distruzione sistematica della vita
umana. Pur ammettendo il fatto che una gravidanza non desiderata
può creare gravi problemi, non è con la distruzione
della vita che se ne troverà la soluzione, ma nella
ricchezza dell'ingegno umano. L'aborto è una capitolazione
di fronte a problemi sociali spiacevoli, una accettazione
della violenza.
Come scienziato so - non credo, ma so - che la vita ha inizio
con il concepimento. Benché io non sia praticante,
credo con tutto il cuore ad una esistenza divina che ci
impone di mettere irrevocabilmente un termine ad un tale
delitto. La storia non ci perdonerebbe una mancanza di coraggio,
un fallimento.
Vi ringrazio