Maurizio Blondet
14/01/2006
Il dottor Hwang Woo-suk insieme a Snuppy, il cane ottenuto
per clonazione
Febbraio 2004: il dottor Hwang Woo-suk annuncia di aver
ottenuto embrioni umani per clonazione nei suoi laboratori
in Corea del Sud e, da questi embrioni, di aver ricavato
cellule staminali totipotenti (capaci cioè di diventare
ogni altro tessuto: fegato, nervi, epidermide).
E il trionfo della Scienza (maiuscola per favore), scrivono
tutti i media, che apre grandi prospettive alla cura di
tutte le malattie.
Da più parti si da per certo che il dottor Hwang
è candidato al Nobel.
10 gennaio 2006: il dottor Hwang viene privato dallo Stato
coreano di tutte le onorificenze e (soprattutto) del fondo
di 3 milioni di dollari l'anno che veniva con queste.
Lo stesso giorno la rivista Science ritira ufficialmente
i due studi firmati da Hwang che aveva pubblicato, ormai
comprovati fraudolenti.
E' l'epilogo del più ridicolo scandalo scientifico
dalla scoperta dell'«uomo di Piltdown», il presunto
anello mancante fra la scimmia e l'uomo, che si appurò
poi essere un teschio umano a cui era stata applicata la
mandibola di uno scimpanzé.
Il dottor Hwang non è un genetista,
ma un veterinario.
Diceva di aver creato cellule staminali ricavate dalle cellule
dell'epidermide di 11 donatori umani: risulta che aveva
ricavato solo 2 linee, e le altre 9 le aveva «fabbricate»
manipolando elettronicamente le foto al microscopio, in
modo da far apparire embrioni normali come cloni. Aveva
annunciato di aver ottenuto un cane, Snuppy, per clonazione:
forse questo è vero, ma visti i suoi metodi, c'è
qualche dubbio.
Aveva manipolato cellule-uovo «donate» da sue
collaboratrici nel laboratorio, che erano state costrette
alla «donazione» con pressioni e forse minacce.
E ne aveva usati a centinaia, non a decine come vantava.
La rivista Science, che aveva pubblicato i lavori di Hwang,
aveva anche pubblicato i commenti (entusiasti) di alcuni
scienziati del ramo: ha dovuto ritirare anche quelli.
Le Monde scrive: «resta da capire come tali falsificazioni
non siano state scoperte prima della pubblicazione, e restano
da misurare le conseguenze che avrà questo fatto
senza precedenti nella clonazione a scopo terapeutico».
E ricorda che tale clonazione umana è «vietata
in Francia dalle leggi bioetiche».
Ma è questo il punto e la ragione
profonda della frode, e della volontà di crederla
vera: la Corea (come Giappone e Cina) non hanno divieti
contro la clonazione umana.
Così gli ideologi della manipolazione genetica si
aspettavano da lì le ricerche e i trionfi che avrebbero
aperto la strada alle «cure-miracolo».
In Italia, sono gli ambienti che ci hanno ripetuto come
i divieti «imposti dalla Chiesa» alla «ricerca
sugli embrioni» ci stavano facendo perdere terreno
nel campo futuristico delle bio-tecnologie, e le ricerche
etiche sulle cellule staminali del cordone ombelicale non
servivano a nulla; bisognava per forza clonare uomini, per
poi usarne gli estratti, altrimenti si era «oscurantisti».
Ma evidentemente simili ambienti - anzi più vasti,
e tutti riconducibili a un'area che dovremo definire massonica
- esistono dovunque, specie in USA e in Gran Bretagna.
Questi facevano il tifo per il veterinario coreano; gli
hanno creduto; volevano crederci, per dimostrare qualcosa
contro gli oscurantisti.
Ora risulta che l'oscurantista era lui, ed erano loro.
Ora qualcuno si ravvede.
Come il professor Colin McGuckin, docente di medicina rigenerativa
all'università di Newcastle: «la corsa alla
cura con cellule staminali è diventata troppo veloce,
ed ora appaiono dovunque scienziati 'superstar'. La triste
realtà è che questa scienza non è facile,
e le cellule staminali non cureranno pazienti per molti
anni ancora. L'eccitazione sulle cellule embrionali ha messo
in ombra il fatto che altri trattamenti con cellule staminali,
comprese quelle estratte dal cordone ombelicale, sono più
promettenti…».
Peter Andrews, genetista esperto in staminali,
Sheffield University: «resto convinto che un giorno
la clonazione sarà dimostrata praticabile [dunque
non lo è], ma è triste che uno di noi abbia
sentito il bisogno di proclamare risultati che non aveva
raggiunto».
Jack Price, MRC Neurodegeneration Research all'Istituto
di Psichiatria a Londra: «avremmo dovuto sospettare,
data la rapidità con cui Hwang superava problemi
in cui altri laboratori si incagliavano…».
Ma il vero commento viene da Ainsley Newson, che è
il «ricercatore in etica medica» dell'Imperial
College di Londra, istituzione massonica: l'ideologo «eticista»,
non uno scienziato: «la presunta cattiva condotta
del dottor Hwang non significa che la ricerca sulle cellule
embrionali sia anti-etica. Dobbiamo continuare a dibattere
le promesse di questa importante branca della medicina».
Qui all'ideologo sfugge, involontariamente, la vera direttiva:
«dibattere le promesse» della nuova pseudo-scienza,
non i risultati.
Promesse promesse.
Maurizio Blondet