Avv.
Correggiari vicesegretaro nazionale di Forza Nuova
Nel 1985 s'è
consumato ai danni del popolo italiano un vero e proprio golpe istituzionale
che nessuno tra i pretesi guardiani della democrazia s'é mai sognato di
denunciare.
Il 12 dicembre 1977 nelle stanze sorde e grigie dei commissari
della Comunitá Europea veniva emanata una direttiva (la n. 77/780) che, al fine
di favorire condizioni di concorrenza degl'istituti di credito nel territorio
comunitario, stabiliva una sorta di liberalizzazione dell'attivitá bancaria.
In Italia si diede attuazione a questa direttiva attraverso successivi
provvedimenti legislativi, l'ultimo dei quali (il d.p.r. 350 del 1985) così
stabiliva:
L'ATTIVITÀ DI RACCOLTA DEL RISPARMIO FRA IL PUBBLICO SOTTO OGNI
FORMA E DI ESERCIZIO DEL CREDITO HA CARATTERE D'IMPRESA, INDIPENDENTEMENTE
DALLA NATURA PUBBLICA O PRIVATA DEGLI ENTI CHE LA ESERCITANO.
L'AUTORIZZAZIONE
ALL'ESERCIZIO DI TALE ATTIVITÀ È RILASCIATA DALLA BANCA D'ITALIA
.
Poche parole
ma sufficienti a creare i presupposti d'una vera e propria sovversione
istituzionale.
Infatti la natura dell'attivitá bancaria era stata fino a quel
momento regolamentata dalle riforme del 1936 e dalla legge 141 del 1938 che
così stabiliva:
LA RACCOLTA DEL RISPARMIO FRA IL PUBBLICO SOTTO OGNI FORMA E
L'ESERCIZIO DEL CREDITO SONO FUNZIONI DI INTERESSE PUBBLICO REGOLATE DALLE
NORME DELLA PRESENTE LEGGE. TALI FUNZIONI SONO ESERCITATE DA ISTITUTI DI
CREDITO DI DIRITTO PUBBLICO, DA BANCHE DI INTERESSE NAZIONALE; DA CASSE DI
RISPARMIO E DA ISTITUTI, BANCHE, ENTI ED IMPRESE PRIVATE A TALE FINE
AUTORIZZATI. TUTTE LE AZIENDE CHE RACCOLGONO IL RISPARMIO TRA IL PUBBLICO ED
ESERCITANO IL CREDITO, SIANO DI DIRITTO PUBBLICO CHE DI DIRITTO PRIVATO, SONO
SOTTOPOSTE AL CONTROLLO DI UN ORGANO DELLO STATO CHE VIENE A TAL FINE
COSTITUITO E CHE È DENOMINATO "ISPETTORATO PER LA DIFESA DEL RISPARMIO E PER
L'ESERCIZIO DEL CREDITO".
La legge del 1985 cessava di qualificare come
attività di "INTERESSE PUBBLICO" la raccolta del risparmio e l'erogazione del
credito che così assumevano semplicemente "CARATTERE D'IMPRESA"; inoltre, dal
controllo dello Stato si passava al controllo della Banca d'Italia, le cui
quote, come pochi sanno, sono detenute dalle stesse banche private.
E tutto
ció in palese violazione dell'articolo 47 della carta costituzionale che impone
il controllo dello Stato sul credito e sul risparmio.
Da allora la
giurisprudenza dei tribunali penali inizió a statuire che il precedente quadro
normativo che stabiliva la natura pubblica dell'attivitá bancaria e,
conseguentemente, qualificava come incaricato di pubblico servizio il
banchiere, (anche di banca privata) quando operava come collettore del
risparmio e come erogatore del credito e, dunque, puniva come malversazione o
corruzione o concussione od abuso d'ufficio i comportamenti illegali che
venivano tenuti in quell'ambito, NON poteva più avere vigore.
Insomma, se
chi erogava credito fuori dalle condizioni previste dalla legge o dai
regolamenti interni o commetteva abusi nella gestione del risparmio era
passibile di pesanti sanzioni penali, da allora in poi sarebbe ricaduto nella
disciplina dei reati comuni ; assai difficilmente comportamenti abusivi dei
banchieri - tranne casi limite di volgari sottrazioni di danaro - avrebbero
potuto essere penalmente puniti.
Pensiamo al caso Parmalat e ai fidi
stratosferici concessi all'azienda, giá ampiamente decotta, di Tanzi e ai tanti
crediti allegri concessi dai banchieri agli amici degli amici.
Pensiamo alla
gestione dei risparmi di tanti italiani, andata in fumo per la criminale
propensione delle banche a contrabbandare come rendite sicure titoli ad alto
rischio e destinati al macero.
Da una situazione di tutela dell'aspetto
sociale del credito e del risparmio si passava così ad una situazione di totale
deregolamentazione. Non solo dal punto di vista del controllo penale sulle
condotte ma, soprattutto, dal punto di vista sociale ed economico.
L'attivitá
bancaria, giá considerata MEZZO per l'ordinata crescita dell'economia diviene
SCOPO ossia l'arricchimento di caste di speculatori al di fuori d'ogni
controllo da parte dello Stato.
E le conseguenze le vediamo oggi.
Chi ha
qualche anno sulle spalle ricorderá certamente negli anni settanta (quando uno
stipendio bastava a mantenere una famiglia, senza che questa si facesse mancare
vacanze e automobile) quanti istituti bancari incontrava sul proprio cammino.
Oggi sono raddoppiati, ce ne sono dappertutto, sono spuntati come funghi dopo
una pioggia (e, non a caso, il fungo ha natura parassitaria, non ha clorofilla,
non nasce col sole) mentre sono diminuiti i negozi, le botteghe, gli artigiani
e, al pari delle banche, sono aumentati i centri commerciali, in mano a grandi
gruppi di capitalisti appetiti dalle banche ben disposte a finanziare chi é in
grado d'offrir loro solide garanzie.
E ben sappiamo che le banche non possono
permettersi alti guadagni colla sola gestione del risparmio bensì con quella
del credito; dunque piú banche uguale piú generale indebitamento.
CHE FARE ?
MONETA DI STATO E CREDITO SOCIALE SONO LE SOLE RISPOSTE.
L'inversione della
logica naturale (per cui il credito dovrebbe fungere da sostegno e volano
dell'economia reale, mentre oggi si lavora e si produce per sostenere il
credito erogato e l'economia virtuale) non potrá durare a lungo.
Le leggi
della logica sono come quelle della natura.
Quando si cercó di costruire
un'autostrada nella giungla amazzonica successe che i rampicanti, pian piano,
cominciarono a bucare l'asfalto, finché il progetto non venne abbandonato.
Allo stesso modo, quando le banche, dopo aver prosciugato con tutti i mezzi i
risparmiatori, smetteranno di concedere credito perché ben pochi potranno
garantirlo con mezzi adeguati, cosa faranno visto che é proprio attraverso
l'erogazione del credito che si possono arricchire ?
E cosa succederá a
tanti, famiglie e imprenditori, lavoratori autonomi e piccoli commercianti,
privati del credito fino a poco tempo fa loro concesso ?
La risposta sta nelle
domande: si arriverá ad un corto circuito del sistema.
E allora aspettiamo
con pazienza un elettricista che incominci, per prima cosa a togliere tutti i
fili e i cavi inutili, pericolosi, scoperti, a bypassare i circuiti e a
semplificare il sistema, riducendolo all'essenziale, senza sprecare materiale.Un elettricista che faccia il proprio mestiere.
Lo Stato allora dovrá fare il
suo: applicare la costituzione. Tante volte invocata per tutelare i diritti
dei cittadini, oggi va brandita come una clava per tutelare non i singoli
cittadini ma l'intera comunitá, minacciata da una crisi economica strutturale.
Articolo 42: la proprietá privata é riconosciuta e garantita dalla legge che
ne determina...i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale
Articolo
43: ai fini di utilitá generale la legge puó riservare originariamenteo
trasferire allo Stato ad enti pubblici o a comunitá di lavoratori o di utenti
determinate imprese o categorie di imprese che si riferiscono a servizi
pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano
carattere di preminente interesse generale
articolo 47: la Repubblica
incoraggia e favorisce il risparmio...disciplina, coordina e controlla
l'esercizio del credito.
Oggi la banca é diventata un'impresa (lo afferma
una legge dello Stato emanata in applicazione d'una direttiva comunitaria), di
proprietá privata ed esercita, nel proprio esclusivo interesse, a ttivitá di
monopolio d'un servizio pubblico essenziale : il credito, sangue dell'economia,
ossigeno per le imprese, speranza per le famiglie.
Lo Stato, giá privo della
sovranitá monetaria detenuta dalla Banca d'Italia, da parecchi anni e grazie ad
una normativa liberista non puó piú neppure esercitare la funzione di
controllo dell'esercizio del credito, anch'essa graziosamente donata alla
cricca bancaria in palese contrasto coi principi costituzionali.
Contro
questa folle tirannia, frutto d'una politica criminale, sta un solo rimedio.
In prima battuta lo Stato faccia proprie le quote della Banca d'Italia,
trasferendole dalle mani private al Tesoro.
Tale legittima e doverosa manovra
porterebbe allo Stato il vantaggio di NON dovere piú ricorrere al prestito -
col conseguente obbligo di restituzione di capitale e interessi alle banche
private detentrici delle quote della banca centrale - per ottenere i fondi
necessari alla sua politica di spesa.
In seconda battuta lo stato trasferisca
a sé stesso il monopolio del credito che deve ritornare ad essere strumento di
crescita e di tranquillitá per le imprese, i lavoratori e le famiglie e non piú
fonte di guadagno per la cosca dei banksters e dei loro guappi politici a libro
paga.
Sia erogato con saggezza a chi, per comprare una casa, per
intraprendere un'attivitá, per mandare i figli a scuola o all'universitá ne
farebbe buon uso non solo a vantaggio proprio e della propria famiglia ma anche
di tutta la comunitá creando nuovi posti di lavoro e nuova ricchezza.
Tutto questo lo si puó fare, la Costituzione lo consente e, soprattutto, lo
impone un senso comune di giustizia.
Se chi ci governa volesse affrontare
seriamente l'attuale crisi economica, ebbene questa sarebbe la prima
indispensabile questione da affrontare. Ma esiste questa volontá ? Questa
classe politica ha la stoffa e il coraggio di ribaltare il tavolo e di ridare a
Cesare quel che é di Cesare?
Dopo l'uscita di Berlusconi sull'ipotesi di
nazionalizzazione delle banche, abbiamo assitito ad una prevedibile marcia
indietro e, dulcis in fundo, ad un decreto che autorizza lo Stato, precisamente
il Ministero del Tesoro, a finanziare le banche mediante la sottoscrizione di
obbligazioni emesse dagli istituti di credito.
E ció, si dice, allo scopo di
consentire alle banche una ricapitalizzazione che consenta l'erogazione di
prestiti alle aziende.
Ma questo non é altro che un misero palliativo mentre
in situazioni di crisi strutturale come quella in cui ci troviamo occorrono
soluzioni radicali e strutturali che il potere politico ha il dovere di
perseguire semplicemente applicando le leggi fondamentali della Repubblica.
E Forza Nuova queste soluzioni le ribadisce.
In primo luogo lo Stato deve
fare proprie, anche attraverso lo strumento dell'espropriazione, le quote della
Banca d'Italia, attualmente detenute, nella stragrande maggioranza (circa il
98%), da imprese private, riprendendosi la sovranitá monetaria questa
riguardando un "servizio pubblico essenziale - nonché una - situazione di
monopolio (avente) carattere di preminente interesse generale ", condizioni
indicate nel citato art.43 della Costituzione per legittimarne il
trasferimento.
In secondo luogo, data la funzione di disciplina, controllo e
coordinamento che la carta costituzionale gli affida nei confronti del credito, é necessario che lo Stato, una volta ridivenuto dominus dell'emissione
monetaria, ponga condizioni precise alle banche private per l'erogazione dei
crediti, imponendo i tassi, favorendo le attivitá produttive (imprese e
investimenti nell'economia reale) e quelle di sociale rilievo (acquisto e
costruzione della casa, incentivi allo studio e alla ricerca) e garantendo il
relativo credito col proprio capitale di emissione finalmente sottratto ai
banchieri privati.
INIZIATIVE D'EMERGENZA: LA MONETA TERRITORIALE
Ma la
classe politica ha la volontá di intraprendere una simile iniziativa ? Perché
non l'ha adottata sinora? La risposta é semplice, non lo puó e non lo vuole
fare per l'evidente sua collusione col sistema finanziario, banchieri e
politici garantendosi reciprocamente, in un patto scellerato, la mutua
sopravvivenza.
Occorrono pertanto immediate soluzioni a livello locale e
territoriale per fronteggiare la recessione e la scarsitá monetaria: bussare
alle porte di sindaci ed amministratori chiedendo loro ció che la politica
romanocentrica non ha la volontá di realizzare.
Riprendersi la sovranitá
monetaria, sottraendola al potere bancario.
Se é vero che lo Stato è la
massima autoritá preposta ad intraprendere tutte le iniziative necessarie a
risolvere le questioni sociali, attraverso interventi strutturali, economici e
finanziari, non di meno quando la necessitá e la giustizia lo impongono anche
un governo locale deve assumersi le proprie responsabilitá e provvedere secondo
la propria sfera di competenza.
Giá cinque anni orsono la lista Alternativa
Sociale, che vedeva al proprio interno Forza Nuova, propose la creazione d'un
biglietto d'emissione comunale o provinciale da emettere in accordo colle
associazioni di commercianti ed artigiani per far fronte alla crescente
recessione, alla mancanza di liquiditá e per stimolare il consumo e il
commercio.
Oggi, tale iniziativa si rivela ancor piú necessaria di ieri.
Tale biglietto, giuridicamente assimilabile ad un buono sconto, stampato
dall'ente territoriale e venduto a metá del suo valore nominale, sarebbe
spendibile presso tutti gli esercizi convenzionati che potrebbero accettarlo a
partire da un quinto del prezzo della merce venduta.
Tale biglietto sarebbe
a sua volta spendibile da chi l'ha accettato anche per il pagamento delle
sanzioni, dei tributi e di altre spese connesse ad adempimenti burocratici.
L'ente emittente potrá anche darlo, in quota di pagamento ai propri
dipendenti, qualora essi accettino.
Non vi é alcuna preclusione legale poiché
il corso non é forzoso e trattasi, giuridicamente, d'un buono sconto non
rimborsabile.
Tale circolazione favorirebbe il commercio locale e,
soprattutto, i piccoli commercianti; creerebbe una rete di solidarietá sociale
a scapito della grande distribuzione (che non potrebbe mai accettare una simile
forma di pagamento), e a scapito della circolazione monetaria d'origine
bancaria (bancomat, carte di credito, assegni e banconote) creando così un
circuito sottratto alla mannaia degli interessi e delle commissioni bancarie,
favorirebbe il consumo locale e, soprattutto, farebbe aumentare il potere
d'acquisto dei propri soldi. Non da ultimo, costituirebbe un formidabile mezzo
di finanziamento per l'ente pubblico territoriale (comune o provincia) che
potrebbe, in conseguenza di ció, abbassare ai minimi le aliquote dei tributi di
sua competenza e intraprendere piani di investimento sul territorio riducendo
l'indebitamento.
Un esempio concreto: acquistati biglietti comunali (emessi
dall'ente pubblico con un costo tipografico irrisorio) di valore nominale pari
a 50 euro al prezzo di 25 euro, chi andrá a fare la spesa presso il negozio
convenzionato su 50 euro di merce potrá pagare l'acquisto, come minimo, col 20%
in biglietti comunali, del valore convenzionale di 10 euro, pagati peró al
momento dell'acquisto 5 euro, ció che si risolve in uno sconto finale (minimo)
di 5 euro, pari al 10% del prezzo originario.
Il commerciante che accetta
questa forma di pagamento sa, a propria volta, che potrá spendere il biglietto
comunale presso altri negozi e pagarci i tributi, sia pur in forma
complementare.
Piú la moneta territoriale circolerá, piú saranno coloro che
l'accetteranno come valida, sia pur sussidiaria, forma di pagamento; piú sará
accettata piú crescerá la fiducia in essa e, conseguentemente, maggiori saranno
le necessitá d'emissione e le quote di moneta territoriale che i negozianti
accetteranno in pagamento; più accettazione di quote di pagamento per gli
acquisti comporterá piú risparmio per le famiglie, in una spirale virtuosa e
socialmente utile.
Avete dubbi sulla praticabilitá di questa iniziativa? Se
utilizzate Internet, cercate il motore di ricerca "moneta locale" o "local
money". E´giá stata adottata in molti territori dell'Unione Europea, Italia
compresa (in Veneto girano gli "SCEC") ed ha incontrato l'approvazione della
gente che si trova in mano una moneta accettata da tutti senza passare per le
banche.
* * *
Chi non vuole queste riforme ?
I banchieri in primo
luogo ma anche i loro camerieri: e cioé la classe politica, da destra a
sinistra.
Tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi vent'anni
(destra e sinistra, senza eccezioni) hanno favorito in maniera scandalosa il
potere bancario che é cresciuto in maniera parassitaria a scapito dell'economia
vera, quella costituita dalla produzione e dal commercio.
E' ora di
invertire la rotta, tagliando le unghie al sistema bancario, vero tumore della
nostra economia, riportandolo al suo originario ruolo di servizio della
comunitá.
Forza Nuova questo lo afferma da sempre, ció rappresentando uno
dei suoi punti programmatici:
(tratto da I punti fermi di Forza Nuova)
5. Sradicamento dell'usura e azzeramento del debito pubblico
FORZANUOVA
ritiene tra i suoi compiti urgenti la distruzione dell' usura con la
soppressione delle bande criminali dedite allo strozzinaggio e sopratutto
attraverso l'attacco all'interesse applicato su prestiti non produttivi. La
banca deve essere riconcepita come istituto di vero credito popolare orientato
verso il bene comune e pertanto controllato dallo Stato. FORZANUOVA esige che
venga cancellato il debito pubblico nei confronti del Fondo Monetario e di
altri istituti, fonte di ingiuste imposte. Sia lo Stato, inoltre, a battere
moneta negli interessi del popolo, sottraendo alla banca questo potere
ingiustamente acquisito. Solo così i popoli della terra si libereranno dall'
ingiusto debito che sta portando miseria e fame in un mondo che grazie
all'avanzamento tecnologico potrebbe vivere nell' abbondanza e nel benessere
economico.
Avv.
Correggiari vicesegretaro nazionale di Forza Nuova